Anna Perenna: Dea Romana e Fonte delle Maledizioni

Ben pochi conoscono questa figura dell’antica Roma, Anna Perenna. Benchè il nome ci possa sembrare comune, la sua etimologia è complessa. Le due componenti del nome presentano la stessa radice. Anna deriva dal sostantivo annus; e Perenna deriva dall’aggettivo perennis che propriamente significa «che dura tutto l’anno».

Anna Perenna, Dea di Roma

Alcuni studiosi ritengono che sia una personificazione femminile dell’anno e del suo ritorno, tanto che presso i romani vigeva l’augurio di: annare perannareque commode (passare un buon anno dall’inizio alla fine).

Anna Perenna veniva considerata la Dea della terra, interveniva in soccorso del popolo romano ed in particolare della plebe.

Maledizione incisa sul piombo

Durante i vari tumulti, dovuti soprattutto alla mancanza di cibo nel ceto più basso, la Dea compariva per sfamare il popolo con focacce inesauribili che lei stessa preparava.

 

Era cosi amata che veniva celebrata una festa in suo onore, ogni 15 Marzo. Per chi non lo sapesse, questa data sanciva il capodanno romano dato che segnava la venuta della primavera. Solo successivamente, nel 153 a.C., i consoli romani decisero di cambiare l’avvenimento al primo di gennaio .

 

Questa festa avveniva in un boschetto che oggi è nell’attuale quartiere Parioli, a Roma, dove è stata rinvenuta una fonte votiva dedicata alla Dea e numerosi oggetti attestanti pratiche magiche svolte presso il sito (risalente al IV secolo a.C.).

Famose le defixiones, maledizioni incise sul piombo e figure antropomorfe in cera ed altri materiali organici (inserite a testa in giù all’interno di contenitori di piombo).

La tradizione di Ovidio

Anna Perenna
Anna Perenna e la sorella Didone

Ovidio nei Fasti identifica Anna Perenna come la sorella di Didone, ben nota come Regina e fondatrice di Cartagine.

Dopo la tragica morte della sorella, per sfuggire da suo fratello Pigmalione, Anna trovò rifugio a Malta, presso Batto, re dell’isola, il quale dopo breve tempo le suggerì di fuggire dalla guerra che il fratello stava preparando.

Durante la sua navigazione, la nave naufragò lungo le coste del Lazio e fu ospitata da Enea, suscitando però la gelosia di sua moglie Lavinia.

Raffigurazione della plebe in festa nel capodanno romano per la Dea

Didone comparve in sogno ad Anna suggerendole di fuggire ulteriormente, ma questa fu rapita dal fiume Numicio e trasformata in una ninfa nascosta nel “flusso perenne”.

Ovidio scrive nel suo libro:

Conscio il fiume fermò l’onda e tacque il fruscio. Parve ch’ella dicesse “Son Ninfa del queto Numicio, dentro l’onda perenne son detta Anna Perenna

Ma per quanto Anna Perenna viene descritta come una Dea che soccorre il ceto sociale più basso è anche vero che la sua figura la ritroviamo in India come la Dea Anna Purna, Madre Terra e signora delle belve.

In una sua rappresentazione, è raffigurata coperta da una pelle di tigre mentre porge il cibo al Dio Shiva. Vi è un altro mito nella cultura indiana in cui il saggio Narada, insegna ad Anna a persuadere il popolo per ricevere offerte di cibo, così che l’appetito di Shiva potesse essere saziato ogni qual volta avesse fatto ritorno.

Rappresentazione indiana della Dea Anna Perenne e Shiva

Nelle Fasti di Ovidio

Nelle Idi si celebra la gioiosa festa di Anna Perenna, non
lontano dalle tue rive, o Tevere forestiero.
Viene la plebe e, sparsa qua e là sulla verde erba,
s’inebria di vino con la propria compagna.

Parte resiste sotto il nudo cielo; pochi piantano le tende;
alcuni con rami fanno una capanna di frasche;
parte, piantate canne invece di rigide colonne,
vi pongono sopra le toghe dopo averle dispiegate.

Ma si scaldano di sole e di vino, e si augurano tanti anni
quante sono le coppe che bevono,
e le contano bevendo.

Lì anche cantano tutto ciò che imparano a teatro, e accompagnano
le parole con abili gesti delle mani;
Deposte le coppe intrecciano rozze danze,
e l’agghindata amica balla con la chioma scomposta.

Al ritorno barcollano, dando spettacolo di sè a tutti
e la gente che li incontra li chiama fortunati.

La fonte di Anna Perenna

La fonte
Il Caccabus

Rinvenuta nel 1999 durante degli scavi per un parcheggio, questo sito risale al IV secolo a.C..

La fonte è di forma rettangolare con delle incisioni ed iscrizioni che riportano il nome della Dea, Anna Perenna.

All’interno della cisterna sono stati rinvenuti altri oggetti, probabilmente utilizzati nelle pratiche magiche e riti religiosi, come le maledizioni citate sopra, pentole di rame, bambole voodoo e svariate monete e lucerne.

Moneta d’argento raffigurante la Dea Anna Perenna assieme al caduceo alato e ad una bilancia sul dritto, sul rovescio una quadriga ed una vittoria alata con palma.

Infatti, veniva considerato segno di buon augurio gettare le monete nella fonte (un pò come oggi che gettiamo le monete nella fontana di Trevi a Roma), gusci d’uovo come simbolo della fertilità ed altro, così che arrivassero nell’aldilà attraverso i canali di scolo.

A colpire la curiosità è un’iscrizione, un nome in realtà, Antonius, il personaggio da maledire. Era noto scrivere il nome della persona a cui lanciare la maledizione, talvolta seguito da quelli del resto della componente familiare.

Oggi si trovano nel Museo Nazionale Romano presso le terme di Diocleziano, nella Sezione Epigrafica.

Bambola voodoo con incisioni
La Maledizione dei Serpenti
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