Patologie e difficoltà psicologiche della generazione Z: ne parla un libro

Dalle ricerche scientifiche cominciano ad emergere dati e definizioni di nuove patologie di natura psicologica. Esse sono incentrate sul rapporto con le nuove tecnologie, particolarmente riferite agli individui nell’età dello sviluppo. Ne parla un libro redatto da Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze e salute mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano con la collaborazione dello psichiatra Gianni Migliarese.

Sono il primo che ha sempre contestato allarmismi e sensazionalismo nel mondo dell’informazione per quanto riguarda le nuove tecnologie ed ovviamente in particolare i videogiochi. Tuttavia certe cose si percepiscono nell’aria anche prima che vengano scientificamente formalizzate.

Nella mia esperienza personale il multitasking e l’eccessiva esposizione ad una molteplicità di informazioni e stimoli inducono indubbiamente ad un orientamento dell’attività cerebrale più verso il filtraggio che verso l’elaborazione.

Subire questo orientamento indiretto senza essere cresciuti in una società ed in un periodo storico dove cellulari e tablet non esistevano di certo non aiuta: è infatti così impossibile immaginarsi un paradigma di vita diverso da quello che si è sperimentato quotidianamente.

Certi pericoli e certe patologie sono specifici della modernità. Ritenere che la tecnologia porti solo vantaggi e non abbia effetti collaterali è tanto stupido quanto pensare che sia la causa di tutti i mali. Sono simili semplificazioni indebite che ci portano poi a strafalcioni vergognosi, indegni di una società moderna almeno formalmente fondata sull’uso della ragione.

Sta a noi essere in grado di rendere la tecnologia nostro strumento e nostra schiava, attraverso l’intelligenza ed il senso critico. Essi a loro volta devono essere instillati nelle giovani menti in formazione da scuola e famiglia, consci del loro ruolo di rendere i giovani d’oggi attori attivi della realtà futura piuttosto che soggetti passivi, fruitori acritici e passibili di condizionamenti deleteri da parte delle menti della comunicazione moderna.

Sapere di cosa si parla, cosa ci condiziona, qual è l’ambiente che ci circonda e a quali pericoli siamo sottoposti ci aiuta a conoscerci meglio ed ad agire con piena cognizione di causa. E non c’è motivo di non farlo se non il masochismo.

L’unica spiegazione logica per il farsi del male ed ignorare i propri limiti (soprattutto corporei, come la stanchezza) è non essere abituati a conviverci o non trovarli normali o compatibili con la propria esistenza.

E’ l’illusione di un corpo umano (fattivamente fermo da millenni) che magicamente acquisti i ritmi del ciclo di clock dei processori degli smartphone che teniamo in mano. E l’unica soluzione è la catarsi nella delusione conseguente all’infrangersi di questo sogno ad occhi aperti.

L’unica soluzione è riprendersi la propria umanità e darle lo spazio che merita in mezzo ai bit ed ai chip.

Facciamolo, ne va della nostra sopravvivenza.

Joliet Jake

Nato in una assolata e ridente (?) valle ai confini con la Svizzera, Joliet Jake sfruttò, dalla nascita, questo profluvio di orologi e cioccolato per la sua crescita. Un’errata proporzione nel mix ottenne lo straordinario risultato di farlo arrivare sempre in ritardo e di dipendere dal cioccolato per la propria sopravvivenza. Informatico per passione, ha molti interessi e mirabilmente riesce a fallire in tutto in modo omogeneo. Autore di testi di vario genere per formazione e velleità, si prodiga nella redazione di castronerie astrali. Vi conviene leggere i suoi scritti prima che scompaia ed il suo genio venga riconosciuto postumamente da archeologi in cerca di reliquie letterarie(digitali) di alto lirismo. Che però saranno convinti che la lingua dei testi sia il turcomanno antico.
Close