Donne e ambiente: storia di Wangari Maathai

Donne e Ambiente: una guerra da sempre combattuta per i diritti delle donne a esercitare le proprie passioni e avere considerazione nel mondo d’oggi.

Ben pochi conoscono la storia di questa grande donna; è stata la più importante ambientalista sostenitrice dei diritti delle donne in Kenya e la sua è stata una vita molto difficile.

Il diritto di voto per le donne è relativamente recente, infatti solo nel 1700 hanno avuto la possibilità di votare ed il primo paese a riconoscerlo è stata la Nuova Zelanda. Tuttavia questo paese a quel tempo era una colonia britannica che si governava autonomamente; solo nel XX secolo possiamo parlare di suffragio femminile, quando le Nazioni Unite adottarono nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. 

In alcuni paesi nonostante questa dichiarazione, il diritto di voto femminile è un’utopia, ma ci sono alcune donne che trovano la forza ed il coraggio per far valere i propri principi e pensieri, soprattutto a favore dell’ambiente.

donne e ambiente, Wangari MaathaiDella relazione tra donne e ambiente non ne abbiamo mai parlato; Alcune hanno davvero fatto la differenza e tra queste c’è l’ambientalista, politica e biologa Wangari Maathai del Kenya. E’ considerata l’emblema dell’ambiente in Kenya, fondando nel 1977 il Green Belt Movement.

 

Formato da sole donne provenienti da aree rurali e piantando 7 alberelli in un parco alla periferia di Nairobi, Il Green Belt Movement nasce col doppio intento di salvaguardare l’ambiente e combattere le disuguaglianze attraverso la promozione del lavoro femminile. Dal 1977 a oggi, oltre 30.000 donne delle aree rurali del Kenya hanno coltivato piantine e alberi e svolto altre attività connesse allo sviluppo del territorio e delle sue risorse, come l’apicoltura e la conservazione dell’acqua piovana, discutendo anche della degradazione dell’ambiente.

the green belt movement

Non avevano legna da ardere, ne frutta per nutrire adeguatamente i figli, non avevano acqua pulita da bere perchè inquinata dai pesticidi; le foreste col tempo si sono dimezzate a causa dell’aumento demografico dell’uomo con la necessità di spazi più ampi dove costruire case o coltivare o pascolare il bestiame. Il degrado ambientale aveva devastato la vita e la famiglia di queste donne.

La vita di Wangari Maathai è stato molto turbolenta; fin da piccola era stata educata alla tipica mentalità che la donna non poteva studiare, ma uno dei fratelli riuscì a convincere il padre a farle avere un’istruzione. Impara velocemente l’inglese e grazie a ciò viene ammessa alla Loreto Girls’ High School di Limuru, nei pressi di Nairobi; poi fu selezionata dal governo americano per studiare in un collage degli Stati Uniti dove consegue nel 1964 la prima laurea in Biologia. Dopo la specializzazione ritorna in Kenya ma a causa dei pregiudizi perde il suo lavoro. Solo grazie a un professore tedesco riesce ad avere un posto come assistente di laboratorio del dipartimento di Anatomia Veterinaria dell’Università di Nairobi. Ha vinto l’African Prize per il suo lavoro di prevenzione della fame, denunciò la proposta del presidente Daniel Arap Mai di erigere un grattacielo di 62 piani nel più grande parco di Nairobi, ma la polizia la mise a tacere arrestandola, minacciandola e dovette rinunciare al progetto.

Oltre a portare avanti la campagna d’inserimento di alberi indigeni, arbusti e alberi da frutto, il Green Belt Movement sviluppa programmi educativi per le donne kenyane e altre attività volte alla promozione dell’uguaglianza di genere. Partecipa a molte elezioni politiche e solo nel 2002 entra in Parlamento: il suo partito fa parte della coalizione vincitrice e Maathai diventa vice ministro dell’ambiente e delle risorse naturali, carica che per 4 anni e nel 2004 vince il Premio Nobel per la pace.

Muore di cancro nel 2011, ma con la soddisfazione di aver visto crescere maestosamente gli alberi piantati.

A volte non conosciamo storie di grandi personaggi solo perchè i media non ne parlano, oppure perchè non siamo interessati a questo genere di argomento… Questa storia è stata presa da un libro di diritti umani che mi avevano regalato durante i miei studi liceali e ho imparato molto, conosciuto persone che nel loro piccolo hanno fatto grandi cose e fatto la differenza. La storia di questa donna è un grande insegnamento soprattutto per tutte le donne che non trovano il coraggio e la forza di affrontare situazioni drammatiche.

La sua storia è un esempio, un appello per dire: non abbiate paura di mettervi alla prova, non abbiate paura di ciò che vi si presenterà davanti, ma fate ciò che per voi è giusto e Madre Natura saprà come ricompensarvi!

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