Sofia Montanari: parliamo di libri con una vera autrice

I libri per me sono un argomento ostico.

Non tanto perché abbia gusti particolari (rimango fedele al mercato esordiente o di nicchia), ma perché mi capita di scriverne.

Suona strano, vero?

Ma è così, quando ho l’ispirazione per una storia, apro il pc, mi metto di fronte a Word, ed in base alla vastità della storia, paradossalmente spegnendo il cervello, scrivo…

In quel momento lascio che la stessa storia passi attraverso me.

Molte volte non ricordo neanche quello che scrivo.
E tante persone sono come me.

Esistono tante persone la fuori che scrivono, ma a volte non hanno il coraggio di rischiare o non hanno la forza di continuare dopo un primo rifiuto.

Magari disilludendosi solo dopo aver pubblicato un paio di libri con qualche case editrice piccola che incassa i soldi e poi li abbandona.

La vera difficoltà però non è scrivere un piccolo capolavoro.

Se ce l’ho fatta io a vincere concorsi ed essere chiamato ospite della fiera internazionale del libro di Roma, possono farcela tutti…

…il problema è riuscire ad entrare in questo mondo e mantenere saldo il posto.

Potrebbe suonare ipocrita detto da qualcuno come me, che viene ricordato come scrittore solo quando manda un libro ad un concorso e viene richiamato subito dopo per sentirsi dire: “ma lei non può partecipare, ha già pubblicato libri e sono presenti alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze”.

Riconoscimento che non riconosco mio, se quando vado ad una delle due grosse librerie presenti nel centro della mia città per avere informazioni su di una presentazione e vengo cacciato in malo modo.

Cacciato perché non sono nessuno.

Vi siete mai chiesti come si fa ad essere qualcuno quando non si è nessuno?

Io si.

E beh, posso dire che è difficile.

Bruce Lee, che oltre ad essere stato riconosciuto come il più grande artista marziale di sempre, era uno dei più grandi filosofi della storia moderna, affermava che:

“Mettiti in mostra e non avrai attenzione; Il tuo vantarti sarà prova del tuo fallimento.”

Cosa che potete trovare anche nei suoi libri.

Oggi siamo pieni di persone che affermano di lavorare nella “letteratura” e di essere “”scrittori”” perché hanno un blog, un forum o “””scrivono””” (citazioni non loro) su Facebook e Twitter.

Ma in una società di numeri contano più i mi piace che la sostanza.

Più i Followers dei reali libri scritti.

Grazie al cielo a volte siamo fortunati e anche piccoli artisti sconosciuti -come me- hanno la possibilità di regalare al mondo i propri lavori.

Ma sento di aver già raccontato troppo della mia esperienza.

Non sono un tipo che ama vantarsi -anche se lascio credere a chi non mi conosce il contrario- ma al contempo volevo farvi capire quanto potesse essere bello, per qualcuno che ha una storia nel cuore, riuscire ad arrivare a traguardo.

L’intervista a Sofia Montanari

Ho così deciso di mettere mano all’agenda (si sono vecchio, lo so) e contattare Sofia, la scrittrice dei libri di StrayDogs -libri attualmente in corso- per una delle mie interviste “ignoranti”.

In modo che riesca, con una chiacchierata con lei, quanto può essere gratificante anche solo rischiare, per toglierci i dubbi, piuttosto che vivere con il dubbio per tutta la vita.

Prima di tutto, come sempre, le ho chiesto di parlare un po’ di se.

E lei ha risposto con un tono entusiasta: “Certo, volentieri! Anche se penso di essere una persona piuttosto ordinaria, a dispetto di quello che le mie storie potrebbero far pensare.”

E non le si può dare torto, Stray dogs parla di un mondo post apocalittico dove violenza e crudeltà fanno da padrona.

Poi, ha continuato così: “Ho una vita tranquilla che cerco di movimentare a suon di film, libri, videogiochi: per stare bene devo sempre avere qualche progetto per le mani (la metà dei quali verranno abbandonati passato l’entusiasmo iniziale)…”

A chi non capita di avere progetti che poi si accantonano?

Non parlando solo di libri “…anche se a questi sprazzi di attività frenetica alterno lunghi momenti di letargo sul divano. Se non ho con me il mio taccuino e la mia penna sono a disagio, sento come se mi mancasse un pezzo. Sono una persona abbastanza lunatica e permalosa, ma – dicono – anche molto ironica. “

Io confermo il lunatica è permalosa…

Ma non tocca dargli peso, quale donna non lo è?

//n.b. Perché ho la sensazione di star prendendo insulti da donne dopo questa domanda?//

Ma dopo aver rotto il ghiaccio tocca andare al nocciolo della questione, ed ho chiesto di raccontarci la sua esperienza.

La motivazione che la spingesse a scrivere: “Scrivere, o comunque produrre qualsiasi genere di arte, è un’azione intima e fortemente terapeutica.”

Ha affermato seria “Per me è un momento d’evasione, anche se dai temi che tratto non si direbbe. Ma quando ”prendo fiato” e mi immergo per andare ”dall’altra parte” mi libero dello stress e divento qualcosa di intangibile, libero.”

Molti utilizzano la scrittura a scopo terapeutico, non è strano che sia liberatorio.

Consiglio a tutti di provare, anche solo per gioco come ho fatto io, intanto, proseguiamo con l’intervista: “Mi piace lavorare di testa…” ha continuato “…sbrogliare i problemi che trovo sul mio cammino (e su quello dei miei personaggi), riflettere sulla giusta luce in cui porre una determinata scena; e poi, naturalmente, ci sono loro, i miei figli di carta: qualsiasi cosa facciano mi riempiono di orgoglio, perché cambiano sempre, sono in continua evoluzione.”

Per ogni autore, il libro che crea, è un piccolo mondo che prende vita nell’immaginazione di chi legge.

Non è poetico?

Perché chi scrive, non lo fa solo per se, ma lo fa anche per far leggere le proprie storie.

Interessandomi particolarmente il concetto di “reazione” del prossimo, le ho chiesto come, le persone attorno a lei, abbiano preso questa sua esperienza.

E lei ha affermato contento: “I miei amici sono stati molto contenti, e questa cosa rende felice anche me, perchè questo libro esiste per loro e grazie a loro. E ovviamente vedere qualcosa di proprio prendere vita, diventare tangibile, è un’emozione unica.”

La realizzazione ultima è proprio questa.

Poi, come sapete, io sono un tipo che spezza la storia (se non lo sapete ve lo dico ora).

Io amo prendere le storie, spezzettarle ed analizzarle.

Cosa che ho fatto con tutti i libri letti!

Perché ne voglio sapere di più.

Se ho la fortuna di conoscere un autore, non posso che chiederglielo.

Come ti è venuta l’idea?

Ma nel caso specifico di Sofia, ma perché un virus che porta il mondo in rovina?

“Le narrazioni a sfondo distopico sono aumentate nettamente negli ultimi anni: credo sia la risposta collettiva nei confronti di un periodo di forte incertezza.” ha detto lei, io non l’ho capito, era troppo per il mio cervello, ma suonava bene “In mancanza di stabilità, non si può fare a meno di guardare al futuro con un certo timore, magari trasformando la propria visione in una sorta di monito.”

Non è la prima autrice che parla così.

Tutti, se possono, cercano di trasmettere le proprie idee nella storia che scrivono.

E credo che la cosa sia bellissima.

Se si può imparare dal prossimo, non dovremmo evitare di farlo.

Stray Dogs

“Nel mio caso…” continua “…io ho pensato alla maniera più “immediata” per far collassare un sistema complesso, qualcosa che riguardasse il mondo intero, e la scelta è ricaduta quasi immediatamente su un pericoloso ceppo virale creato ad hoc per essere rapido, letale e resistente. Una guerra nucleare avrebbe richiesto anni di preparazione, e una volta terminata si sarebbe lasciata dietro un paesaggio completamente riscritto, quasi alieno… ma un virus è in grado di propagarsi in un tempo brevissimo, può viaggiare e trasferirsi da una persona all’altra.”

Capito? Geni del male all’ascolto, un virus è un buon modo per eliminare l’umanità e preservare il mondo!

Se non sapete come distruggere l’umanità e salvaguardare il mondo, leggete più libri!

“Così il mondo rimane inalterato, e la natura prosegue il proprio corso, inglobando anno dopo anno le opere umane: in fin dei conti, nonostante il nostro senso di superiorità, siamo davvero poca cosa. Anche questo è uno spunto su cui riflettere.”

Troppe riflessioni mi fanno girare la testa!

Sono un uomo!

Il mio cervello funziona in modo Binario, con Si e No!

//N.B. insultiamo anche un po’ gli uomini, se no mi danno del misogino//

Dovevo cambiare discorso, e così le ho chiesto di indicare, con una sola parola, i tre protagonisti della storia: Nemo, Nancy e Jack.

“Una sola parola, ok!” Accettando la sfida, il mio cervello poteva riprendere fiato, tornando alla normale routin di Pizza, Spaghetti e Mandolino “Per spiegare loro, e il legame che li unisce, userò il cosiddetto “triangolo del fuoco”… così restiamo anche in tema! Nancy è “l’innesco”, perchè è dalla sua azione – apparentemente priva di importanza – che tutto ha inizio; Jack è “il combustibile”: si infiamma (non solo per modo di dire) dopo l’incontro con Nancy, ed è l’elemento carismatico che finisce per trascinare gli altri; infine, Nemo è “il comburente”, l’ossigeno senza il quale il fuoco non potrebbe alimentarsi: invisibile, ma al tempo stesso essenziale nel mantenere il processo in equilibrio.”

Può suonare strano, ma molte opere trattano di personaggi fantastici, ma che l’autore non capisce a pieno.

Mi spiego meglio.

Creare un buon personaggio, non significa “finirlo” subito.

Molti maturano e si delineano con la crescita dell’autore, a cui è ovviamente legato.

E’ stupendo riuscire a vedere quanta passione ci abbia messo lo stesso nel creare ogni singola sfaccettatura del carattere dei personaggi.

Riuscire a identificare con una sola parola un personaggio, non è cosa da tutti.

Poi purtroppo, il mio tempo era scaduto, il mio pianeta aveva bisogno di me (cit.), così dovetti andare.

Ma non prima di domandarle i suoi progetti per il futuro.

E magari sapere qualcosa di più sui libri futuri.

 

Che ci volete fare?

La curiosità è donna.

Ed io sono molto curioso!

//N.B. e qui vi confondo con questa affermazione! Boom!//

“Intanto vorrei finire questa saga nel migliore dei modi…” ha detto, anche se è iniziata con un virus che ha sterminato parte dell’umanità …

… e come inizio non è tanto felice “il che comprende il fatto di chiudere tutti i cerchi narrativi e rispondere a tutte le domande sorte – o che sorgeranno – nel corso della storia. Una volta finita, credo che ne aprirò un altra, ambientata anni dopo e… con altri protagonisti. Per ora non anticipo niente, ma saranno in qualche modo legati ai tre di cui ho già parlato.”

E la mia curiosità andò a farsi benedire!

“Lo scenario sarà lo stesso, ma in qualche modo “diverso”, visto il tempo trascorso dalla prima saga. Non dico altro, preannuncio solo che se ne vedranno delle belle! Poi, lasciando un attimo da parte la fantascienza, vorrei anche cimentandomi in qualche romanzo horror, un genere che fin’ora ho esplorato solo tramite racconti brevi.”

Ho avuto paura quando ha parlato di Horror.

E’ una tipa che sa essere sadica, quando vuole …

… ho paura!

Ad ogni modo, se accettate un consiglio, non abbiate paura di leggere Stray Dogs, che è davvero un bel libro.

Anzi, non abbiate paura di leggere libri in generale!

La lettura ci permette di vivere decine e decine di vite attraverso la storia di milioni di personaggi, ma soprattutto, di vivere l’emozioni dell’autore che ha impresso i suoi sentimenti nello scriverla.

Continuate a seguire Sofia, fidatevi, farà strada.

Ma anche voi, non state con le mani in mano.

Se avete una storia nel cuore, ma avete troppo paura di rischiare, soffermatevi a pensare a voi e chiedetevi:

“Quando pensi a te stesso, con chi credi di avere a che fare?”

Chissà, magari il prossimo Viaggio in Occidente o Signore degli Anelli potrebbe essere proprio il tuo che stai leggendo questa intervista, ed il prossimo intervistato sarai proprio tu!

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