Cuphead: un folle gioiello videoludico dal sapore rétro!

Vi ricordate l’ultimo E3? Vi ricordate la discutibilissima conferenza Microsoft? Ad un certo punto, all’interno di quella conferenza, ha fatto capolino un gioco già presentato in precedenza che, seppur per poco tempo, ha catalizzato nuovamente l’attenzione di chi la seguiva.

Cuphead

Dall’annuncio della data d’uscita alla data effettiva sono stati in molti quelli interessati al gioco, che hanno contato i giorni dal calendario per comprarlo il prima possibile.

Con una grafica del tutto particolare rispetto a quelle presentate in precedenza ed a quelle che siamo soliti vedere sulle console di ultimissima generazione, Cuphead aveva tutte le carte in regola per ambire a gioiello assoluto della nostra collezione di videogames.

Ora, a 3 giorni dall’uscita, posso dire che questo è certamente vero.

La prima cosa che colpisce di questo prodotto, non appena fatto partire per la prima volta, è indubbiamente l’elevatissima qualità che, pur trasparendo dal trailer, non è comparabile a quella che si avverte giocando di prima persona.

Disegni, musica, azioni, animazioni di passaggio, persino il rumore di fondo della puntina da grammofono sul disco in vinile, tutto è stato pensato per rimandarci ad una atmosfera alla Silly Symphony.

Ma se questa introduzione può farci pensare ad un qualcosa di sbarazzino e semplice, non c’è niente di più sbagliato. Il livello di difficoltà del gioco è infatti abbastanza elevato e richiede un certo impegno sin dalle prime fasi; la possibilità di giocare in due è ottima, ma anche in quel caso non pensate di rendere le cose più facili…

La struttura del gioco è in sé molto semplice: dopo aver perso le loro anime al tavolo da gioco del casinò di Satana, i due fratelli Cuphead e Mugman vengono incaricati dal demonio di riscuotere le anime di alcuni dei giocatori insolventi del suo casinò, in cambio della libertà per i due.

Ci starebbe forse una Pubblicità Progresso contro il gioco d’azzardo.

Cuphead
Niente di meglio di una bella camminata pacifica.

L’area di gioco è costituita da diverse aree, contenenti dungeon e boss fight, due fasi del gioco interamente separate tra loro. Le prime ci permetteranno di raccogliere monete per acquistare potenziamenti, le seconde (più numerose) sono lo scopo principale vero e proprio dell’avventura. Troveremo anche altro, come santuari posizionati in alcune aree, che ci permetteranno di attingere a forze magiche, le quali si tradurranno poi in devastanti attacchi speciali.

Ma cosa ci si deve aspettare dal gameplay di Cuphead vero e proprio?

La prima cosa che verrà in mente ai giocatori più esperti sarà certamente Metal Slug, per le ondate di nemici e lo stile a scorrimento in cui sarà richiesto di saltare e sfondare il tasto dello sparo.

I nemici, mai ripetitivi nel loro design, ci attaccheranno in maniere sempre fantasiose – dalle ghiande volanti kamikaze alle zanzare giganti, dai tronchi sputa-palle chiodate agli aeroplanini lancia missili. I Boss sono un’incredibile accozzaglia di trasformazioni, una più ridicola dell’altra, in pieno stile visionario dei cartoni animati anni ’30.

Spoiler: NON si deve saltare sui funghi.

Tanto di cappello alla colonna sonora, un vero gioiello che riesce a trasportare il giocatore nell’atmosfera perfetta, con fiati e pianoforti jazz.

Per quanto riguarda la durata, i pareri sono discordanti: c’è chi dice che in tre ore si possa finire tranquillamente e chi invece (come me) è appena arrivato alla seconda isola DOPO SEI ORE.

Seriamente, se lo avete finito in tre ore, ditemi qual è il segreto.

Cos’altro dire? Disponibile su PC ed XBOX One, Cuphead si certifica senza troppi problemi come una vera perla del suo genere! Certamente uno dei migliori acquisti di questo periodo, capace di farvi passare ore di divertimento senza mettervi alla prova con puzzle e rompicapi, dedicandovi unicamente alla frenetica attività di sparare e saltare nemici, con il sentimento di un cabinato 1930.

Tommaso Mellace

Cresciuto sin dalla tenera età a pane e videogiochi, passa i primi anni della sua vita eliminando astronavi su XataX e sparando raggi laser contro lumache aliene in Commander Keen 4, fino ad entrare in contatto con il variopinto mondo Pokémon, di cui è schiavo tutt’oggi. Grazie ad MTV conosce il mondo giapponese, bombardando il suo cervello di dodicenne con anime quali Trigun e Neon Genesis Evangelion, i cui effetti si riveleranno devastanti. La presa di coscienza dell’esistenza del fumetto americano sarà il colpo finale per la sua vita, che spazia oggi tra una missione di Metal Gear ed un numero di Batman. Appassionato anche di musica, passa il resto della giornata a suonare la sua chitarra elettrica, passando da un riff dei Megadeth al main theme di Legend Of Zelda. Dovendo prendere come punto di riferimento i dati immagazzinati nella sua testa, è autore di diverse trame per altrettanti diversi progetti. Il problema principale è la sua totale pigriza, che lo porta a non scrivere mai nulla di quello che immagina, con conseguente perdita totale di ogni buona idea. Si spera che adesso possa cambiare qualcosa.
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