Presidente, l’ America (o quasi) è in ginocchio!

L’ America, intesa come Stati Uniti d’America, è un grande paese.

Questo grande paese ha, da un po’, un nuovo Presidente.

Non dirò cosa penso di questo Presidente, altrimenti dovrei usare un vocabolario piuttosto colorito.

Ancora, non dirò cosa penso di questo Presidente, per evitare che si capisca che non mi piace.

L’ America, oltre a essere un grande paese è, anche, un paese dalle mille contraddizioni e, aggiungerei, dalle mille identità.

L’ America, inutile nasconderlo, ha un problema con la “sua gente”.

Cioè, ha un problema, con tutti quegli americani che non sono del colore o dell’etnia “giusta”.

Questa storia comincia con un atleta, tal Colin Kaepernick, che un bel giorno ha deciso di inginocchiarsi per protesta.

Kaepernick è un quarterback, figura chiave del football americano.

Per inciso, Kaepernick, è un ottimo quarterback e ha giocato, fino allo scorso anno, per i San Francisco 49ers.

Come dicevo più o meno un anno fa ha deciso di inginocchiarsi:

non si alza più in piedi come tutti gli altri giocatori quando nello stadio si suona l’inno nazionale.

Appoggia un ginocchio a terra in segno di protesta.

“Ho deciso di non onorare l’inno e la bandiera di un Paese che opprime la gente di colore”.

Queste le sue parole per spiegare il fatto.

Kaepernick, però, non è un “uomo di colore”, Kaepernick è un bianco e un bianco privilegiato, oltretutto, visto che fa uno dei lavori più ambiti e più pagati cui un uomo possa aspirare.

L’ America, nell’immaginario collettivo, è la terra dei sogni e delle opportunità, ma non ha piacere quando si punta il dito contro le sue contraddizioni.

E infatti, nel peggiore dei finali possibili, al termine della stagione 2016, i 49ers non gli hanno rinnovato il contratto.

Kaepernick ha pagato il suo gesto. Eccome se lo ha pagato.

Infatti nessuna delle 32 squadre della NFL gli ha offerto un contratto. Ha perso il suo lavoro per sostenere un principio.

Nel frattempo il campionato di football è ricominciato e di giocatori che si inginocchiano durante l’inno nazionale se ne cominciano a vedere un bel po’ e si comincia a chiamare questa protesta Kneeling.

Ed ecco che in questa triste storia l’altra sera (22 settembre) irrompe come un ciclone il nuovo presidente Americano.

Quel Donald Trump di cui non voglio parlare.

Il signor Trump, recentemente aveva battibeccato, come un dodicenne, con Stephen Curry, fortissimo giocatore dei Golden State Warriors vincitori del campionato di basket NBA.

Scatenando le ire di LeBron James, altro fortissimo giocatore di basket che gli ha mandato a dire:

“prima del tuo arrivo, andare alla Casa Bianca era considerato un grande onore!”

Il Presidentissimo, dopo questo poco edificante teatrino, durante un discorso in Alabama, ha detto con un elegante giro di parole cosa pensa del Kneeling:

“vorrei vedere un proprietario di una squadra di NFL che di fronte ad un suo giocatore in ginocchio durante l’inno entra in campo e gli urla:

“Buttate quel figlio di puttana fuori dal campo: sei licenziato. Sei licenziato”.

Le conseguenze della sua esternazione e il gradimento della stessa si sono viste immediatamente:

Questa notte, durante l’inno nazionale, si è inginocchiato un giocatore della MLB di baseball.

E’ Bruce Maxwell, catcher degli Oakland A’s.

Per la cronaca anche Bruce Maxwell è bianco e, per di più figlio di un militare.

Per la cronaca è il primo giocatore di baseball a fare Kneeling e chi conosce il baseball sa quanto questo sia sport bianco e tradizionalista…

Queste le sue parole

“Per me inginocchiarmi non significa certo mancare di rispetto ai nostri militari o alla nostra costituzione

Mi inginocchio perché amo il mio Paese. Mi inginocchio per chi non ha voce.

Per la comunità nera e quella ispanica, contro l’indifferenza nei confronti delle divisioni razziali.

Mi inginocchio per una causa, non per mancare di rispetto al mio Paese e alla mia bandiera”.

Ma non basta…

Moltissimi giocatori di football si sono inginocchiati durante le partite di questo week-end.

Addirittura alcune squadre non sono entrate in campo, al completo, che dopo l’esecuzione dell’inno nazionale.

L’ America si sveglia e scopre che ai suoi atleti…

Ed ecco che, forse, e dico forse, questa storia un lieto fine potrebbe ancora avercelo.

Intanto il signor Trump, il Presidente, non mi pare abbia fatto una bella figura.

In ogni caso, io, del Presidente, non voglio parlare.

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