All Eyez on me, la vita di Tupac Shakur

Solitamente non sono il tipo che guarda film biografici, su qualunque artista, soprattutto se quell’artista mi piace tanto quanto mi piace Tupac.

Tupac ShakurHo sempre paura che qualcosa possa andare storto, che i fatti vengano stravolti o romanzati per vendere e creare casi sui quali speculare, e sicuramente con la vita di Tupac Shakur ce ne sarebbe da parlare.

 

 

Tupac ShakurPrima di iniziare con l’articolo ho da dire due cose.

Innanzitutto, spero di non dover spiegare chi sia Tupac Shakur.
No perché se si parla di musica Rap, pur essendo in Italia, uno dei primi nomi che mi vengono in mente è lui.
Nulla da dire sui “rapper” italiani, semplicemente tocca mettere dei paletti sin da subito.

Io ho suonato per anni musica classica, ma sono ben lontano da essere un intenditore o un critico, e qui non stiamo a giudicare la musica dell’artista, solo il suo film.
Ma se si parla di Rap io penso a Tupac, Method Man, Snop Dog, Eminem, Dr. Dre, Fat Joe, Ghostface Killah e simili.

In secondo luogo, ecco una frase che nessuno si è mai aspettato da me quando recensisco un film: Non ci saranno Spoiler!

Per il semplice fatto che Tupac è morto il 13 Settembre del 1996.

Questo film Documentario/Biografico, serve ad attraversare i punti che nel bene e nel male hanno segnato la sua vita, mostrando il suo impegno sociale e l’amore per la sua famiglia.
Non si inventa nulla.

 

E Passiamo al film.

Odio queste prefazioni, ma oggi giorno è meglio prevenire prima che curare poi.

Ma il film è Bello?
NI!

Tupac ha segnato la vita di intere generazioni, è cresciuto nella povertà ed ha sempre lottato per conquistare un posto in questo mondo; persino nel grembo della madre Afeni Shakur ha avuto il suo bel da fare.
Lei, ex militante del gruppo Black Panther, in lotta per la parità razziale in un America che ancora oggi spara ai neri perché respirano, ha passato quasi l’intera gravidanza in prigione maltrattata e mal nutrita.

Il film inizia proprio conoscendo lei, le origini del ragazzo prodigio che diventerà un mito da li a breve, diviso tra la scuola d’arte ed i problemi della sua famiglia e il suo quartiere.

Si parte veramente bene, la storia prosegue a ritmo spedito e scorre bene mostrando i primi anni di vita dell’artista e l’educazione che gli è stata impartita.

Tupac ShakurSi incontra poi un Tupac in galera, pronto a lottare per riscattare il suo nome dopo un accusa di molestie sessuali che gli è costato molto, ma dove lui si è sempre dichiarato innocente.

Ripercorriamo momenti molto tristi della sua vita, come la dipendenza della madre o l'”incidente” al Festival on the Green a Marin City, dove una rissa è costata la vita ad un bambino di sei anni, colpito da una pallottola vagante.

Arrestato e picchiato più volte dalla polizia anche solo per aver attraversato fuori dalle strisce, e sparato cinque volte per aver pestato i piedi alla persona sbagliata, è stato bello veder tifare per Tupac anche da chi non lo conosceva.

Non si può far a meno di guardare lo schermo e sperare che ce la faccia.

 

La prima metà del film è stata una piacevole discesa, la seconda metà non tanto.

Pensavo che dopo aver visto le origini, i primi momenti di gloria sarebbero arrivati in grande stile, invece il film a tratti perdeva quella carica ed ho incominciato a comprendere perché, nonostante avesse incassato davvero tanto nel mondo, più di 700 mila euro solo in Italia nell’unica settimana di programmazione, abbia ricevuto critiche davvero negative.

Così ho deciso di documentarmi un po’ prima di scrivere la recensione, per sapere qualche retroscena in più sulle riprese.

Tupac ShakurE’ stato bello vedere le interviste dei suoi colleghi e amici, Snoop Dog ad esempio gli attribuiva la salvezza del suo matrimonio ed Eminem raccontava di come lui, al lavoro in un ristorante, sia rimasto immobile insieme ai colleghi quando sul grande schermo arrivò la notizia della morte dell’artista.

Ma la vita mi ha insegnato che ogni medaglia ha due facce, se da un lato il Tupac del film, interpretato da Demetrius Shipp Jr. (distrutto dalla critica per la sua recitazione, ma che non posso giudicare avendo visto il film doppiato in italiano), si mostrava coerente nelle sue disavventure e convinzioni, da un lato no, passando per un artista frivolo e sottomesso ai più potenti e furbi.

Tupac ha sicuramente subito molti colpi nella sua vita, ma certi cambi di carattere, con l’aggiunta di transazioni di scena improvvise, spiazzavano e basta.

Assistiamo a scene paradossalmente inutili, che avrebbero potuto lasciare spazio a frammenti di vita più importanti, e l’arrivo di personaggi non presentati allo spettatore ha creato, a chi non si è mai affacciato al mondo del rap statunitense, non pochi problemi.

Quando si tratta un film Biografico, solitamente si impacchetta un qualcosa che chiunque può vedere e può godersi.

Che chiunque può capire e che permette a chiunque di conoscere il protagonista della storia.

Questo mi ha lasciato davvero molto perplesso, il mio giudizio del film vacilla, perdendone quasi l’orientamento.

Almeno fino ad arrivare alla fine.
Se avevo delle piccole incertezze, la fine ha completamente devastato il mio cervello.

Ho apprezzato per tutto il film i frammenti dei veri video e filmati di Tupac, non caricati a random, ma posizionati con filo logico e con cognizione di causa.

Quando siamo arrivati alla fine, ammetto che mi aspettavano molta speculazione sull’omicidio ancora irrisolto.

Ma la morte di Tupac è stata, nello stesso tempo, rappresentata bene e rappresentata male.

Come detto, non ci sono speculazioni.
Non si sa chi lo ha ucciso.
Ne tanto meno si sa chi è coinvolto.
Ha ripercosso fedelmente quello che è successo.

Tupac ShakurLui è salito in auto con il suo capo/socio discografico, si sono fermati ad un semaforo rosso, un auto si è accostata ed ha fatto fuoco su di lui che era sul sedile del passeggero.

Come abbia fatto, anche nella realtà, a non colpire il guidatore è un mistero visto che era tre volte più grosso di lui, ma non importa.

Non c’è teatralità, ne finzione.

Si sono rappresentati i fatti proprio come deve essere in una biografia …
il problema è che il tutto è molto anonimo.

Venti minuti prima si vede il rapper depresso di fronte la sua stanza dell’hotel.
Vorrebbe restare con la sua ragazza, che in tutto il film se si fosse vista o no non avrebbe fatto differenza, e sembra che qualcosa gli dica di non dover andare.

Ti prepari a chissà che scena, chissà che musica di sottofondo, magari di vedere qualche pezzo del vero funerale, qualche reazione… Invece il nulla.

L’unica cosa che ho pensato è stata: Tutto qui?

La cosa ha spezzato in due il mio giudizio.

Il film era sulla sua vita, è giusto che sia finito al termine della stessa.

Ma è giusto davvero?
Non sarebbe stato meglio migliorare le inquadrature o sistemare la musica?

E’ un peccato, perché quando nell’ultima scena Tupac fa ascoltare al suo socio la demo di un gospel che voleva incidere, mi sarei aspettato di sentirla meglio.

E la pistola dell’omicida sembra impugnata da un bambino.

Per la prima volta non so che voto dare ad un film e forse mi è più chiara la situazione sui registi.

Tupac ShakurIl primo regista del film fu Antoine Fuqua (famoso per Traning Day), ma subito dopo venne affidato tutto a John Singleton (che aveva già lavorato con Tupac nel film Poetic Justice).

La direzione del film passò a Benny Boom, ex regista di videoclip non pratico di cinema, a causa dell’abbandono di Singleton che, andando via, aveva giustificato la cosa con la scusa di avere “divergenze creative”; lasciando intendere che la produzione non avrebbe reso giustizia al personaggio.

E poi, investigando, scopro che Afeni, in qualità di madre e parente più prossima del rapper, deteneva tutti i diritti sulla musica e sulla vita del figlio, la quale impose paletti precisi alla produzione che fermò il film fino alla morte della stessa nel 2016, terminando nello stesso anno.

Una cosa è certa, anche da morto, a più di vent’anni dalla sua scomparsa, Tupac Shakur, i cui album hanno venduto più di 85 milioni di copie nel mondo, riesce a far parlare di se.

La musica, le lotte sociali, la rivalità tra East e West coast, la sua filosofia di vita sono ben rappresentate nella sua musica, e anche se consiglio, nel caso in cui vogliate conoscerlo, di ascoltare l’album che da il nome al film, All Eyez on me, non sconsiglio di vedere il film.

Tupac ShakurPer chi non lo conosce è un buon modo per conoscerlo, mentre per i fan è un modo come un altro per ricordarlo, sia come artista e come uomo.

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