Dipendenza da videogiochi: è solo tecno-fobia

Davvero i videogiochi possono creare dipendenza?

Sicuramente, è un aspetto comune tra genitori con figli che passano molte ore a giocare, ricondurre il problema alla parola “assuefazione”.

La ricerca afferma persino che i giochi siano comparabili alle droghe illegali in termini di influenza che esercitano sul cervello degli utilizzatori – che sono cioè “eroina digitale” (come affermato da Peter C. Whybrow, neuroscienziato) o “digital pharmakeia” (Andrew Doan, neuroscienziato).dipendenza

L’Associazione Psichiatrica Americana ha identificato quello che viene definito “Internet gaming disorder” come una potenziale malattia psichiatrica e l’Organizzazione Sanitaria Mondiale ha proposto di includere il “disordine da gioco” nel suo catalogo di disturbi mentali insieme alla dipendenza da droghe e alcohol.

Ebbene, ciò che c’è di nuovo è: tutto questo è terribilmente errato.

Giocare ai videogiochi non crea dipendenza in senso stretto.

E’ condivisibile pensare che l’utilizzo dei videogiochi, in molti casi, possa rappresentare solo una perdita di tempo ma non è di certo dannoso nel modo in cui lo sono alcohol e sostanze stupefacenti.

Partiamo dal presupposto neuroscientifico che le aree del cervello associate al piacere dell’uso di sostanze stupefacenti siano le stesse che vengono stimolate giocando ai videogiochi.

Tutto questo è fondamentalmente vero ma non chiarisce il punto.

Queste zone del cervello – cioè quelle che producono e rispondono ai neurotrasmettitori della dopamina (“l’ormone del piacere”) – sono coinvolti in, semplicemente, qualsiasi attività piacevole: fare l’amore, godersi una simpatica conversazione, mangiare del buon cibo, leggere un libro e, ovviamente, cose come assumere della metanfetamina.

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I videogiochi fanno levitare i giocatori. Davvero. L’ha detto la mamma.

La quantità di dopamina coinvolta in queste attività, comunque, differisce notevolmente.

Giocare a un videogioco o guardare un video divertente su internet, causa approssimativamente la stessa entità di dopamina rilasciata dal cervello dopo aver mangiato una fetta di pizza.

Al contrario, l’uso di una droga sintetica può causare un rilascio dell’ormone 10 volte superiore.

Da solo, il fatto che un’attività piacevole implichi il rilascio di dopamina non ci spiega nient’altro.

Uno studio su larga scala condotto sui giochi online, recentemente pubblicato sull’American Journal of Psichiatry, sostiene lo scetticismo della tesi che i videogiochi non creino effettivamente “dipendenza”.

Se si considera la metrica dell’Associazione Psichiatrica Americana, infatti, lo studio dimostrerebbe che al massimo l’1 percento dei video-giocatori potrebbe esibire caratteristiche associabili a una presunta dipendenza e non solo, la ricerca dimostrerebbe come i videogiochi siano meno “assuefacenti” del gioco d’azzardo.

Infatti, ciò che viene scoperto è che quasi nessuno dei casi classificati come “potenzialmente dipendenti” da videogiochi ha sperimentato risultati negativi dalla presunta condizione.

In parole povere, la salute psicofisica e sociale dei possibili giochi-dipendenti non sarebbe differente dagli individui non-dipendenti.

Questo ci suggerisce che un’eventuale diagnosi da gioco-dipendenza, possa non avere molto senso.

In realtà, ciò che è emerso è che la più grande differenza tra il gruppo considerato gioco-dipendente e quello non-dipendente è che quello “dipendente” abbia l’abitudine di giocare di più che dell’altro. Cioè una diagnosi che tende alla tautologia.dipendenza

Il rischio è, dunque, che se si considerasse l’immoderato utilizzo dei videogiochi come una dipendenza in senso stretto, allora patologizzeremmo quello che può essere considerato un comportamento relativamente normale.

Adesso, si tenga presente una domanda di diagnostica comunemente usata per identificare un problema di dipendenza e cioè: “ho sempre usato X per rilassarmi dopo una brutta giornata.”

Bene, se X è una droga sintetica, allora stiamo parlando di una scelta realmente preoccupante e che può rivelare dipendenza.

Ma se X è rappresentata dal giocare ai videogiochi, come può essere diverso da lavorare a maglia, guardare sport in tv o giocare a scacchi?

Non si nega che le nuove tecnologie non comportino aspetti negativi.

Tornare indietro, parlando ipoteticamente, ai tempi in cui la nostra vita non era influenzata da tecnologie digitali, ci permetterebbe di godere dei piaceri più semplici come poteva essere, per un bambino, arrampicarsi su un albero.

Eppure, dubito che la maggior parte delle persone desiderino realmente questo.

Siano noi che i più giovani, dal punto di vista generazionale, siamo assuefatti da questi strumenti sia perché migliorano la nostra vita, sia perché la rendono semplicemente più piacevole. Ed è un dato di fatto.

E rimane il fatto che non esistono evidenze che provino l’esistenza della videogiochi-dipendenza.

E’ inutile ribadire quanto sia importante saper bilanciare la propria vita con un uso corretto degli strumenti e delle nostre abitudini ma, abbandonarsi nel panico di una tecno-fobia o peggio, nella nostalgia di un passato migliore che non è mai realmente esistito, non può farci certamente del bene.

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.
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