Esso: una recensione dell’ultimo difensore del fumetto

Partiamo da un constatazione semplice: i fumetti ci piacciono; se siamo (e siete) qui, fondamentalmente è solo per questo. Tra supereroi, indagatori e nonsense vari, abbiamo materiale per tutti i gusti.

Dal canto suo è proprio per questo che Esso è un’opera diversa, nelle sue premesse, da quelli che possono essere i fumetti di genere prima citato, che siamo forse più soliti leggere: con una scrittura costantemente volta all’umorismo, gli autori ci offrono una visione allegorica del panorama fumettistico italiano diversa da quella che noi lettori possiamo avere (o almeno, immaginare di avere), dove forze oscure si avvicendano per mettere a tacere l’ultimo fumettista indipendente, libero dai giochi delle grandi pubblicazioni.

L’ho messa molto sull’epica, ma è davvero così.

Ah, ed è un prodotto al 95% composto da nerderia varia. Più di questo cosa chiedete?

Esso 1
Copertina del primo volume, in cui già mettiamo in chiaro chi comanda qui.

Iniziando con un po’ di informazioni di servizio, le avventure di Esso – perché questo è il nome del protagonista, eh – si dividono (per ora) in due volumi, Esso – L’ultimo fumettista ed Esso2 – Back to the Closure, entrambi pubblicati dalla ManFont. Il primo del 2013, il secondo – visto che i buoni personaggi non restano mai senza seguito – del 2015.

La squadra alla base del primo numero è composta da Luca Amerio, Luca Baino e Camillo Bosco incaricati della sceneggiatura, affiancati dalla matita di Giorgio Abou Mrad, autore dei disegni di cover e capitoli, Alessandro Alessi Anghini, la mano dietro le chine ed il colore della cover e delle sole chine per il terzo capitolo e la supervisione ed il lettering di Manfredi Toraldo. Il secondo volume vede aggiungersi Marco Ventura alla sceneggiatura ed il sopracitato Alessandro Anghini all’inchiostrazione di tutto il numero.

Esso 2
“Storytelling, a me!”

Costretto ad una corsa sfrenata contro i malefici editor zombi e le forze maligne della Piadini Publishing (mi fa sempre morire leggerlo), prima in un Lucca Comics & Games desolato, preda di cosplayer scatenati e non-morti a caccia di storie, poi fin dentro il quartier generale degli acerrimi nemici, Esso sfugge a morti certe e rimedia compagnie femminili (mi stupisco di me stesso per aver posto la cosa in maniera tanto forbita) mentre, insieme al Maestro, suo fedele compagno spirito, cerca di minare le basi della malefica società che ha inglobato tutto il mondo del fumetto italiano.

Il punto di forza è una grande dose di umorismo ed azione (se siete di quelli che difendono il realismo sempre, chiudetelo fuori dalla stanza prima di iniziare la lettura); la demenzialità raggiunge picchi altissimi in certi passaggi, ed è un bene che sia così, passando da sequenze di lotta senza quartiere a gag che mettono in risalto la personalità del nostro eroe.
Oltre a questi però, c’è quello che a noi lettori (ammettiamolo) piace tantissimo: citazionismo, tanto citazionismo! Come infatti ci dice l’introduzione al secondo volume, è presente in tutto il lavoro una forte dose di cultura pop che spazia dai fumetti ai videogiochi, accompagnando costantemente il lettore dalla prima all’ultima pagina, strizzando l’occhio a situazioni e dialoghi sentiti in opere famose – oltre a vari riferimenti a protagonisti più o meno famosi della scena del fumetto italiano.

Già soltanto nelle prime due pagine ho trovato riferimenti a Watchmen, Neon Genesis Evangelion e Fallout 3 ed evito di spoilerare quella che è “la più grande bestemmia fumettistica” per lasciare un po’ di suspense.

Un grande plauso va poi ai disegni, accurati e mai avidi di particolari, che anzi possono nascondere, nel più piccolo particolare, una inaspettata chicca citazionistica – mi sento di dire che tali chicche sono presenti soprattutto nel corso del primo numero – senza rinunciare però all’originalità.

Esso 3
Copertina del secondo capitolo del primo numero, in cui potete notare come tutto quello che ho detto fino ad ora trovi il suo compimento.

Tra una peripezia e l’altra Esso ci mostra quelli che sono i meccanismi dietro la creazione stessa di un fumetto, passando dalla ricerca delle nuove idee – “Grazie!” (Cit.) –  ai ruoli dei vari editor ed assistenti – “Più dettagli, più dettagli!” (sempre Cit.) – fino anche all’importanza dello storytelling – molto più pratico di quanto possiate pensare, in un’avventura del genere…
Nonostante la sua natura profondamente ironica non si può non pensare, almeno dal punto di vista di chi vi scrive, a quanto lavoro ci sia realmente dietro quel fumetto che siamo soliti comprare in edicola e quanto poco il lettore occasionale sappia dell’impegno profuso da tutti gli “addetti” ai lavori.

Cosa aspettarsi dunque? Forse un epica battaglia finale in cui l’eroe innalzerà la testa del nemico sconfitto? Ancora no.
Nonostante quanto detto fino ad ora infatti, la storia non è finita, anzi! Ovviamente non starò qui a rivelarvi il finale del secondo volume ma le premesse sono di quelle che fanno pensare ad un gran bel proseguimento.

(E quella citazione finale a Sandman non poteva che invitarmi a nozze.)

 

 

Tommaso Mellace

Cresciuto sin dalla tenera età a pane e videogiochi, passa i primi anni della sua vita eliminando astronavi su XataX e sparando raggi laser contro lumache aliene in Commander Keen 4, fino ad entrare in contatto con il variopinto mondo Pokémon, di cui è schiavo tutt’oggi. Grazie ad MTV conosce il mondo giapponese, bombardando il suo cervello di dodicenne con anime quali Trigun e Neon Genesis Evangelion, i cui effetti si riveleranno devastanti. La presa di coscienza dell’esistenza del fumetto americano sarà il colpo finale per la sua vita, che spazia oggi tra una missione di Metal Gear ed un numero di Batman. Appassionato anche di musica, passa il resto della giornata a suonare la sua chitarra elettrica, passando da un riff dei Megadeth al main theme di Legend Of Zelda. Dovendo prendere come punto di riferimento i dati immagazzinati nella sua testa, è autore di diverse trame per altrettanti diversi progetti. Il problema principale è la sua totale pigriza, che lo porta a non scrivere mai nulla di quello che immagina, con conseguente perdita totale di ogni buona idea. Si spera che adesso possa cambiare qualcosa.

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