Whatsapp: il problema non è la geolocalizzazione, siete voi

Ovvero di come il parossismo del controllo passi tramite la messaggistica istantanea

A breve verrà introdotta una nuova tecnologia nella famosa app Whatsapp (ora di proprietà di Facebook): la geolocalizzazione.

Si è proprio come pensate: oltre a poter inviare la propria posizione sarà possibile rintracciare continuativamente per un determinato lasso di tempo qualcuno sulla mappa.

Ovviamente ciò richiederà il consenso della “vittima” e non sarà altro che un’ulteriore settaggio nella schermata delle impostazioni dell’app.

Ma ancora una volta il focus dell’attenzione non è nè dovrebbe essere sulla notizia in sè e sui salti di gioia che migliaia se non milioni di fidanzate gelose avranno fatto alla notizia.

Non fingiamo di non poter scegliere, perchè possiamo.

Abbiamo si, ancora una volta la possibilità di parlare del nostro rapporto, sano o malato che sia, con le tecnologie moderne e con la possibilità di usufruirne o meno. Del nostro diritto alla privacy e del livello di importanza che gli diamo.

Ciò che pare sfuggire a molti è che la tecnologia ed il grado di coinvolgimento e di utilizzo di essa sono una scelta consapevole e matura, non una sottomissione al volere altrui. Ancora una volta sembra che tutto ciò che vogliamo fare sia delegare ad altri le decisioni per rappresentarci agli altri o addirittura a noi stessi come vittime del grande complotto.

Ebbene non è così. Il problema dell’utilizzo del mezzo è sempre stato lì, presente e reale, dalla notte dei tempi. Quello dello smartphone e di Whatsapp è lo stesso identico problema del coltello da cucina. Per ammazzare o per tagliare le cipolle, è una nostra scelta farne uso in modo intelligente oppure non farne uso del tutto se ci rendiamo conto che, di tagliare, non abbiamo bisogno.

Non tutto quello che si può fare va fatto.

La nostra privacy è un bene importante e lo diventa sempre di più in una società moderna con la compulsione della rintracciabilità 24 ore su 24. Avere spazio e tempo per sè, avere margini di segreto e di raccoglimento , un’area propria inaccessibile anche dai congiunti più stretti, è una necessità inalienabile all’essere umano e negarlo è negare la propria natura.

Il controllo assoluto e continuo (degli affetti, ma anche di altro) è una ossessione nevrotica compiacibile grazie ad un’eccessiva presenza della tecnologia pervasiva. Ma non tutto quello che è possibile e fattibile deve essere poi necessariamente fatto.

La tecnologia non è un surrogato della socialità, delle relazioni o della crescita personale.

La stessa cosa si può agevolmente dire delle relazioni personali. Sono nostra responsabilità e deve essere nostra cura nutrirle, mantenerle in armonia con la nostra personalità e la nostra individualità, scevre da formalismi aberranti volti a dare di noi un’immagine diversa dalla nostra.

Ecco perchè non è da poco acconsentire o meno all’equivalente tecnologico di farsi seguire da un segugio o da un investigatore privato. L’assenso o il diniego non sono assimilabili alla fatica di cliccare per abilitare un’opzione nel nome dell’amore.

Il progressivo sbiadimento della propria identità in un mare di piccole concessioni nel nome del quieto vivere annulla proprio l’amore ed il rispetto più importanti della nostra vita: quelli che nutriamo nei confronti di noi stessi.

Quindi quando la vostra ragazza o un vostro amico vi chiederà di farvi tracciare anche quando andate al bagno perchè “in fondo non vi costa niente”, magari chiedendovi con occhi da cerbiatto di “farlo per lei”, abbiate il coraggio di farvi la domanda per davvero e magari anche di dire no.

Perchè l’amore ed il rispetto non si guadagnano nè si perdono con un click. E se nel vostro rapporto è così, forse dovreste chiedervi se non avete un problema che va al di là di Whatsapp. Comunque vada, è al giorno d’oggi come è sempre stato dall’era delle caverne: il problema o il successo del vostro rapporto siete e sarete sempre voi.

Source
Teleclubitalia

Joliet Jake

Nato in una assolata e ridente (?) valle ai confini con la Svizzera, Joliet Jake sfruttò, dalla nascita, questo profluvio di orologi e cioccolato per la sua crescita. Un’errata proporzione nel mix ottenne lo straordinario risultato di farlo arrivare sempre in ritardo e di dipendere dal cioccolato per la propria sopravvivenza. Informatico per passione, ha molti interessi e mirabilmente riesce a fallire in tutto in modo omogeneo. Autore di testi di vario genere per formazione e velleità, si prodiga nella redazione di castronerie astrali. Vi conviene leggere i suoi scritti prima che scompaia ed il suo genio venga riconosciuto postumamente da archeologi in cerca di reliquie letterarie(digitali) di alto lirismo. Che però saranno convinti che la lingua dei testi sia il turcomanno antico.
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker