Kobane, dove non si può fermare il vento…

Kobane è una città nel nord della Siria…

(Prima di proseguire, però, consiglio di provvedere a un adeguato sottofondo musicale:

consiglio vivamente Atarassia Grop – L’oltretorrente, il perché, spero, sarà chiaro andando avanti con la lettura…)

E, di nuovo, prima di cominciare, devo premettere che sono un onnivoro lettore di fumetti e un grande appassionato di storie.

C’è un libro che ho finito di leggere da pochissimo che, nell’ordine, è un grande fumetto, è una bella storia che non può lasciare indifferenti.

Il libro in questione è KOBANE CALLING, edito da BAO publishing, ultima “fatica” di ZEROCALCARE, al secolo Michele Rech, fumettista e cantastorie, nato ad Arezzo, come me, cittadino del mondo, come me.

Non posso e non voglio fare una “recensione colta” di KOBANE CALLING, non ne ho né i mezzi né la capacità:

sono un lettore, io, mica un giornalista!

Come ho già detto, il libro è un bel fumetto e una grande storia, ma non è (almeno non lo è stato per me) solo quello. Leggendolo ho scoperto, o riscoperto, in ordine sparso:

la questione Curda, la questione Turca, la questione Siriana (e potrei citare tutti paesi dell’area), Kobane, DAESH, il “progetto Rojava” (che mi piace più di “utopia Rojava”), gli Atarassia Grop e potrei continuare.

In due parole, nel volume (272 pagine belle piene) ZEROCALCARE racconta il “viaggio che ha portato l’autore al confine tra la Turchia e la Siria a pochi chilometri dalla città assediata di Kobane, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico” (copiaincollato direttamente da Wikipedia).

Per la mia nota avversione per lo SPOILER non racconterò nulla del libro, ma racconterò quello che io ci ho trovato dentro:

come già detto, dentro KOBANE CALLING c’è un fumetto bellissimo:

non solo per il tratto grafico, non solo per l’umorismo, non solo per la leggerezza con cui tratta argomenti “difficili” ma, scusate se è poco, per l’amore che salta fuori da ogni pagina, da ogni disegno, da ogni particolare.

KOBANE CALLING è una storia dolcissima, nella sua durezza, emotivamente coinvolgente e che “mette tutto in prospettiva”:

c’è un prima e un dopo, c’è un davanti e un dietro, c’è giusto e sbagliato… Una volta finito di leggere nulla potrà essere più lo stesso.

KOBANE CALLING è una “dichiarazione di appartenenza”:

non c’è attenzione alla “correttezza politica”, non c’è un “democristiano” strizzare l’occhio anche alle “ragioni del nemico” (ce n’è più di uno e, tutti sono chiaramente indicati a dito).

C’è una chiara e netta indicazione di chi è dalla parte del giusto, di chi è che dovrebbe avere ragione, di chi dovrebbe vincere. Può non piacere, si può non essere d’accordo, ma cosi è.

KOBANE CALLING è un diario, ma non (solo) un diario di viaggio:

è il racconto, cuore in mano, di quello che è l’autore, da dove parte, cosa lo muove, cosa lo cambia…

KOBANE CALLING è un volume a fumetti, ma è anche un romanzo, anche un reportage, anche “qualcos’altro” che non si riesce a definire.

Magari a tutti non piacerà, ma… Leggetelo! Sarebbe un peccato perderselo.

 

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