Quando c’era LVI, il ritorno… Della satira?

lvi-2-copertinaLVI è tornato!

Lontano dal baccano mediatico (il Bosone se n’è occupato con due articoli:“Aggressione stand Shockdom: facciamo chiarezza” e Shockdom: il comunicato dopo l’aggressione allo stand) che ha accompagnato il primo numero del fumetto satirico “Quando c’era LVI, è uscito, intorno alla metà di luglio, il secondo episodio dei quattro previsti.

Dopo avere letto e raccontato le mie impressioni sulla prima uscita (Quando c’era LVI … caro lei! se ve lo siete perso… ) non potevo certo esimermi dal commentare anche la seconda.

La necessità di evitare spoiler mi costringe a sorvolare su quella che trovo essere l’unica, ribadisco UNICA, trovata originale in un albo che, seppur ben confezionato e altrettanto ben promosso, ahimè, poteva essere e invece non è…
Orbene, proviamo a chiarire meglio:

nel primo numero la storia, pressoché completamente dedicata alle origini del LVI protagonista principale, (difficile, peraltro, inventarsi qualcosa di nuovo senza ricorrere al classico azzannamento da animale radioattivo o alla ancora più classica caduta in misteriose caverne sotterranee ingombre di squittenti topi alati) risentiva delle necessarie lentezze per presentare contesto e personaggi .

lvi-duceMi aspettavo che, nel secondo numero, LVI esplodesse in tutta la sua potenza!

Credevo, infatti che la forza della ORIGINALE ed ESILARANTE intuizione che chiudeva la “prima puntata” (ricordo che non ne posso parlare: rischio spoiler!) potesse portare a un fiorire di gag e di occasioni per estremizzare la satira che, apparentemente, dovrebbe “scorrere potente” in una siffatta pubblicazione.

Così non è stato!

Devo a questo punto fare un doveroso intermezzo e fare una dichiarazione POLITICAMENTE CORRETTA e, in quanto tale, di una noiosità assoluta (quindi siete liberi di saltarla a piè pari…) eccola:

le mie convinzioni politiche e ideologichelvi-sesso sono assolutamente libertarie e opposte a quanto il LVI dell’albo rappresenta e il mio non apprezzare in pieno l’opera in questione non c’entra, davvero, nulla con la politica o con la satira, che risulta davvero leggera ed evanescente, il tutto, naturalmente, secondo la mia modestissima opinione.

Fine della parte barbosa.

L’albo, dicevo, mi ha deluso:

le pagine si susseguono abbastanza stancamente, ripetendo due o tre stereotipismi dell’era fascista, quali l’autarchica potenza sessuale del  LVI “capo supremo” o l’italianizzazione delle parole straniere, divertenti inizialmente, ma che diventano stantii all’ennesima ripetizione.

Gli autori si limitano, purtroppo, a questo, senza scendere più in profondità e utilizzare la indubbia forza che il personaggio principale ha (potenzialmente) per burlarsi della squallida “italietta” che la nostra classe politica, intesa come tutto “l’arco costituzionale”, ha disegnato negli anni.

Intendiamoci, qualche volta si sorride e qualche volta si annuisce di fronte a piccole gag e singole intuizioni, ma il rumore di fondo è quello di una satira “troppo facile”, che ripete cose già dette e rimane a “pelo d’acqua”…

LVI insomma, non graffia o, almeno, non graffia come dovrebbe.

lvi-sinistraProbabilmente se le attese non fossero state così ingigantite dai fatti di Roma e se fossi solo appena un po’ più ingenuo e più “politicamente schierato a prescindere” (sperando di aver espresso con questo giro di parole la mia essenza di “elettore di sinistra moooooolto critico” con quella che, a ragion veduta, è difficilissimo continuare a chiamare “sinistra”) non sarei così drastico nel mio giudizio.

La sensazione è quella di un calcio di rigore sprecato e mi auguro che nelle prossime uscite, che acquisterò a prescindere (non si lascia una serie a metà!)  gli autori prendano forza e coraggio e “le cantino e le suonino” come si deve visto che, secondo me, si sono inventati un LVI assolutamente dirompente.

Aspetto con ansia che LVI si affacci al proverbiale balcone ed esorti a“spezzare le reni” alla banalità!

 


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