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Il Trono di Spade: finale col “botto”. Ma adesso?

Si è conclusa da poco la sesta stagione del Trono di Spade, una stagione che ha segnato forse il cambio di passo nello show e per la quale siamo ancora tutti in eccitazione. Della puntata conclusiva ne parliamo in maniera esaustiva qui. Ma per quanto riguarda il cambio narrativo, ne avevamo già accennato un’altra volta che avevamo parlato della serie tratta dai romanzi di Martin: per il fatto che non ci sia più la necessità di tenere in considerazione i libri, la serie sembra essere cambiata – approfondivamo la questione qui.

E questo finale ci è sembrato la conseguenza narrativa naturale di questo sospettato cambio di rotta. Come mai diciamo questo? Be’, facciamo un passo indietro…

Ah, ovviamente: SPOILER PER CHI NON HA VISTO LA 6X10

Il Trono di Spade, finale “lungo”?

Normalmente, un finale di stagione in una serie tv è il momento in cui si arriva a chiudere la trama orizzontale principale che ha contraddistinto quell’annata. Tradotto in soldoni, nella puntata finale la cosa principale da mostrare, di solito è “la morale della favola”, e di solito è…

ok, a parte l’ “Inghilterra domina” ormai diventato anacronistico, rimane il fatto che nella chiusura di una stagione di solito si mostra come il buono sconfigge definitivamente il cattivo. Pensate al finale di Arrow, di Flash, ecc… Però, se ci pensate bene, questa cosa nel Trono di Spade è successa prima dell’ultima puntata. Già, è accaduta nella “Battaglia dei Bastardi”: lì, nonostante l’elevato rischio di morti a caso, sono deceduti esattamente i personaggi che “dovevano”; soprattutto è toccato al “cattivo” della situazione, Ramsey Bolton.

E allora, a che serviva questa nuova puntata? A fare quello che di solito nelle altre serie viene rilegato agli ultimissimi minuti della puntata finale: introdurre alla stagione successiva. Ma anche qui, se guardiamo bene, c’è una particolarità.

trono di spade finale jon snow
E come infatti…

Paragoniamo questo finale con quello della scorsa stagione: esso ci presentava un evento centrale particolare – la dipartita di Giovanni Neve – che aveva il solo senso di tenerci sulla corda, e i cui effetti si sono volatilizzati dopo la prima puntata di questa stagione. Ovvero, la classica prima puntata che risolve le cose lasciate in sospeso per riprendere dalla situazione di sempre (più o meno). L’impressione questa volta è diversa.

Questo finale del Trono di Spade è a dir poco apertissimo: si sono mosse così tantetrono di spade finale cersei forze che difficilmente gli effetti si esauriranno in una puntata o poco più. Stiamo arrivando alla resa finale della serie – le navi di Daenerys finalmente hanno preso il largo, ed era ora – e in preparazione di un finale si stanno definendo gli schieramenti. Sono morti personaggi che, rispetto al corpus centrale del cast, sono di secondo piano e si stanno stringendo alleanze; i “cattivi” sono dove devono essere – Cersei, per esempio – così come i buoni – Jon. E poi, la rivelazione su Jon Snow è anch’essa un’indicazione al futuro… Un finale quindi che non è fine a se stesso per fare da teaser nei confronti del pubblico, ma che apre a nuove fila narrative all’interno della serie stessa, fungendo al tempo stesso da catalizzatore delle sotto-trame in previsione di un eventuale finale di serie in cui tutti i nodi dovranno venire al pettine. Insomma, tanto materiale per le prossime stagioni, visto che è stata ovviamente confermata la settima e si è già al lavoro per l’ottava. La quale sarà la stagione conclusiva: i creatori si aspettano di avere qualcosa come 73 ore di programmazione, 13 episodi da dividere in un filotto da sette e uno conclusivo da sei.

trono di spade finale nano e bonazzaQuindi, in conclusione, che dire? Che ragionare da “serie tv” sembra stia portando a rinchiudere i personaggi in etichette specifiche (quello è buono, quella è cattiva, e così via), riducendo un po’ le sfumature che Martin aveva saputo inserire nella sua caratterizzazione. Tuttavia, narrativamente parlando, ci sentiamo di poter dire che probabilmente lasciare un po’ più di libertà agli sceneggiatori ha fatto bene alla serie tv – in quanto serie tv – e che quando riprenderà ne vedremo delle belle. Il problema è che ci tocca aspettare un anno.

UN ANNO.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…

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