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Cosplayer denuncia violenza sessuale al Comic-Con di Londra

“Cosplay is not Consent” è lo slogan che potreste trovare in numerose manifestazioni del fumetto anglosassoni e significa, per chi non lo sapesse, “il cosplay non è consenso”.

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Il cartello all’ingresso dell’MCM Comic-Con

Anche nella nostra Italia, non è una novità che i cosplayer siano, molte volte, oggetto di molestie sessuali. Una conseguenza di quella che riteniamo l’imbecillità intellettuale di molti dei visitatori “casual”, ben lontani dalla comprensione del concetto che muove la passione di migliaia al mondo.
Persone che riflettono il peggio della nostra società, siccome, il problema degli abusi affonda le sue radici ben oltre il solo settore “fiera del fumetto”. Eppure, ad oggi, i dati raccolti circa le segnalazioni di violenze e soprusi non sono affatto rassicuranti.

Secondo uno studio della giornalista americana Janelle Asselin, risalente all’edizione 2014 del San Diego Comic Con, quasi il 60% dei partecipanti alla fiera (quindi sia i semplici visitatori che membri dello staff ed ospiti) hanno risposto con un secco “SI” alla domanda:<<credi che il problema delle molestie sessuali nella manifestazione sia da risolvere al più presto?>>

Non si discute, allora, sulla reale presenza del problema all’interno di questi eventi. Ovviamente, gli abusi sessuali mirano soprattutto ai cosplayer di sesso femminile, delle quali quasi il 10% ha riportato di aver subito fisicamente delle violenze.
Altri risultati hanno mostrato che almeno il 15% delle partecipanti alla manifestazione hanno ricevuto commenti di natura sessuale durante il corso della convention stessa o sui social network.

12248191_430553730479534_514785105553538116_oDati simili vengono segnalati persino dalla comunità cosplay sud-africana nonostante sia una realtà decisamente più piccola rispetto a quella americana.
<<Indossare un cosplay succinto o sexy, fa credere a questi “uomini” che loro abbiano il permesso o il diritto di toccarci in modo inappropriato,>> Commenta Sakura Breeze (in foto), una cosplayer di Città del Capo che ha vissuto su se stessa la terribile esperienza di un abuso, <<credono che il “modo di vestire” di queste ragazze sia una sorta di lasciapassare, o di invito, per le loro perversioni. Molto spesso queste persone non sanno nulla a proposito del Cosplay e lo vedono come una sorta di gioco di ruolo sessuale.>>

A far scoppiare il caso, ultimamente, è invece una ragazza britannica che ha subito un abuso al Comic Con di Londra (conclusosi giusto qualche giorno fa). Tutto nasce da un post su Facebook dove la cosplayer dichiara:

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In sintesi, Kitty frequenta un festa dove, dopo essersi ubriacata, viene avvicinata da una figura da cui è forzata a baciarlo.
La denuncia genererà una mole di commenti e pareri, talvolta, anche non amichevoli nei confronti della stessa autrice che si sentirà dire cose come:<<eri ubriaca, quindi è colpa tua.>>
Successivamente, secondo alcune indiscrezioni, pare che la cosplayer abbia ammesso, sui social della fiera, di aver manipolato la vicenda raccontata (al momento della violenza non indossava il suo costume), la quale nonostante tutto, è rimasta emblema per molte vittime che non sarebbero uscite fuori se non fosse stato per la parzialmente-vera-notizia.
Voi cosa ne pensate? Scriveteci nei commenti.

Nel nostro paese, dove la cultura nerd sta sbocciando solo negli ultimi anni, la questione dell’harassment si sviluppa in altre modalità.
Per cercare di arginare il fenomeno, allora, riportiamo una lista di circostanze da “rischio” con lo scopo di aiutarvi a riconoscerle e quindi di evitarle nel caso in cui vi si dovessero presentare davanti.
Inoltre, lasciamo l’elenco aperto a nuovi inserimenti. Suggeriteci, dunque, qualora siate a conoscenza di ulteriori “tecniche da molestia” in modo da rendere la tabella ancora più completa. Eccole qui:

  • La scusa dell’abbraccio gratis. Non tutti sono dei veri free hugger e, infatti, in molte fiere del fumetto nostrane, sono stati avvistati questi individui che dopo l’abbraccio allungano le mani su zone del corpo non proprio consentite. Per riconoscerli e, dunque, evitarli, ricordate che un vero Free Hugger si lascia abbracciare e mai, ripeto MAI, si propone agli altri. Fidatevi di uno che di abbracci ne capisce. ;)
  • Croccantini per… Cagne. Si, c’è stato anche chi ha avuto il coraggio di andare in giro con un cartello con la citazione precedente. Se li vedete, evitateli. Ignorateli!
  • Puoi toglierti il soprabito per la mia foto? Le richieste assurde sono il fiore all’occhiello della “categoria pervertiti”. Se vi fanno delle domande strane è il caso di pensare che non ci siano buone intenzioni sotto. Ricordate semplicemente che non siete tenute a sottostare alle richieste altrui. Vostro costume, vostre regole.
  • La scusa della foto. Farsi scattare le foto è uno degli obiettivi primari di ogni cosplayer. Farsi mettere le mani addosso durante lo scatto no. Non avete nessun obbligo a rimanere in posa pur di non rovinare l’immagine. Se dovessero allungare gli artigli dove non vi aggrada, avete tutto il diritto di rimuovere le zampe altrui dal vostro corpo.

Naturalmente, tenere gli occhi aperti, a volte, può risultare non sufficiente.
Il consiglio che ci sentiamo di darvi, allora, è quello di segnalare queste violenze alle autorità competenti e poi all’organizzazione della fiera, affinchè il problema venga sottoposto e avviato verso un processo risolutivo.

Un altro modo ma non secondario, per porre il problema sotto i riflettori dei responsabili di fiere e affini, è quello di contattare la stampa.
Non abbiate timore e aiutateci a combattere questo cancro raccontandoci la vostra storia e le vostre esperienze in merito (ovviamente in privato). Saremmo lieti di contribuire alla lotta contro questa forma di lesione alla cultura del fumetto.

Fonti:
Cosplay Is Not Consent – Even After A Drink
“Cosplay is Not Consent”: The Dark Reality of Sexual Abuse Against Cosplayers
HOW BIG OF A PROBLEM IS HARASSMENT AT COMIC CONVENTIONS? VERY BIG
Foto: immagini google

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

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