Una rabbia che fa “Eco”: interweb estensore di imbecillità?

Ieri sera sono andato a dormire con questa notizia, presa da La Stampa:

Eco: “Con i social diritto di parola a legioni di imbecilli”.

Leggendo l’articolo (e vi consiglio di fare altrettanto), non posso fare altro che dare ragione ad Umberto Eco. Anzi, mi pare strano che se ne sia accorto solo adesso. Voglio dire, un giovane (ancora per poco) come me che passa sui social un buon numero di ore al giorno di prove a questa tesi ne ha una infinità. A titolo sparso, ecco alcune immagini prese da Facebook da pagine o profili che hanno migliaia se non centinaia di migliaia di fan e follower:

Eco imbecilli scie chimiche
Sciekimike!!11! Perché è normale pensare che un termometro funzioni a una decina di km di distanza…
Eco imbecilli duce
Il surrealismo di un dialogo del genere…
Eco imbecilli putin
A San Pietroburgo c’è una delle più grandi moschee d’Europa, ma Terminator-Putin la fa ancora funzionare…
Notizia rivelatasi poi falsa, ma intanto uno ha twittato e altri 119 gli sono andati appresso.

E potrei continuare: che i vaccini sono strumenti di controllo delle multinazionali, che Corona sta in carcere “per due foto”, che i ricercatori sono assassini perché vanno avanti a colpi di vivisezione (pratica di fatto vietata in Italia da circa 20 anni), che i tumori si curano con succo di limone e bicarbonato e così via. Ovviamente si tratta di affermazioni delle quali non ci si cura di riportare fonte o prova di veridicità.

Diciamo che io mi alzo una mattina e dico che le strisce nel cielo sono scie chimiche che vengono immesse nell’aria dai governi per manipolare il clima e non produzioni di vapore acqueo normalmente spiegabili con un po’ di fisica da secondo superiore.

Siamo d’accordo che gente così sia imbecille? Bene, andiamo avanti.

E voi direte: “che c’entra Eco con tutta sta storia? I cretini che sparavano palle c’erano anche prima di Facebook. Non è il mezzo in sé, ma come viene usato dagli utenti.”

E c’avete pure ragione… un po’. Ma facciamo un piccolo distinguo.

Io mi alzo la mattina – il giorno dopo aver detto la cretinata sulle scie chimiche, non voglio strafare tutto in un giorno – e dico invece che agli immigrati danno 50€ al giorno. Ora, fino a quando è un mio pensiero, io rimango un semplice cretino come tanti. Lo dico al bar, magari uno intelligente lì in mezzo mi chiede che prove io abbia, faccio la figura del cretino che sono e la cosa si spegne lì.

Il problema nasce quando i cretini come tanti si mettono in rete e comunicano fra loro, possibilità aperta come non mai proprio dai social network e dalle loro intrinseche caratteristiche. Perché più spesso si ripete una fregnaccia più gli imbecilli cominceranno a credere che la cosa sia vera. Vedi il caso di “Corona che sta dentro per due foto”. Provate a chiedere in giro per cosa è stato condannato Corona e vedete che vi risponde la [gg]gente…

Mentre al bar uno che dice una cosa del genere

Eco imbecilli fascisti

viene immediatamente preso per scemo o al massimo seguito da tre persone (e forse va pure in galera), sui social network raggiunge e viene seguito da centinaia di migliaia di persone (questa immagine viene da una pagina che ha oltre 140.000 fan!). Una vera e propria invasione di imbecilli che non si prendono la briga di verificare e di pensare con la propria testa – d’altronde sono imbecilli, come potrebbero? E così un imbecille trova l’appoggio di altre migliaia di imbecilli e se prima si vergognava di dire una stupidata adesso in virtù del “consenso” ricevuto si sente autorizzato a spararne altre, magari anche più grosse.

E adesso l’ultima e più grande prova che Umberto Eco ha ragione. Fra ieri e oggi si è scatenato un putiferio di gente che si è sentita in dovere di rispondere al filosofo, spesso traviando il senso delle sue parole. Ecco, proprio questo proliferare di gente che parla per rispondergli, che si sente in dovere di dire comunque la sua, gli da ragione. Anche io, con questo mio articolo.

P.S.

Ovviamente, questo scritto non ha pretesa di esaustività, ma è una riflessione di chi ha studiato un minimo di queste cose e che cerca di ritagliarsi uno spazio proprio su Internet – che di meriti ne avrà tanti ma che quindi ha anche altrettanti difetti – scritta nello stile colloquiale e tendente all’umoristico del Bosone.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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