Recensione: Left 4 Dead

Questo fu il primo gioco moderno a riproporre il tema degli zombie. La Valve ha innovato anche qui introducendo (o sarebbe meglio dire re-introducendo) una tematica classica con delle trovate che potessero rendere attuale, giocabile e (soprattutto) rigiocabile un mondo ben definito in altri media senza alterarne l’universo e le dinamiche preesistenti.


Se gli zombie avessero un cervello, temerebbero questi quattro!

Questo è un gioco assolutamente e fortissimamente orientato ad essere vissuto in cooperativa. I protagonisti sono molto caratteristici: un ex-militare in pensione, un biker che odia molte cose, un nero impiegato di qualche ufficio ed una ragazza avventurosa con la coda. I nostri eroi sono sempre e solo loro, che dovranno farsi largo in mezzo a orde di zombie. Non solo, ma fra di essi ci sono degli infetti “speciali” con delle particolari abilità: smoker, boomer,  hunter, tank e la pericolosissima witch. Attenzione però: la regia del gioco, cioè della singola partita, è affidata all’intelligenza artificiale. Questo significa due cose: per prima cosa gli oggetti (armi, medicinali, gruppi di zombie, infetti speciali etc.) sono ridisposti ad ogni inizio partita, perciò anche se la mappa rimane la stessa non troverete le stesse cose nello stesso posto della partita precedente; per seconda cosa il gioco viene gestito con una logica di roller coaster emozionale tale per cui si alternano momenti di calma a momenti di attacco dell’orda in modo che non sia mai monotono, cioè nè troppo scialbo nè così difficile da far sentire sopraffatto il giocatore.


Mostri e armi a volontà!

La grafica è molto particolare ed affidata al solito motore Valve, il Source Engine. Veloce, affidabile e realistico, anche se anzianotto.

L’audio è adatto all’ambiente e non stona mai. Una finezza, fondamentale però per il gameplay, è la caratterizzazione sonora.. Infatti quando l’orda di infetti comuni sta per attaccare in massa c’è un definito tema musicale che inizia, e gli infetti speciali anche se non si vedono si possono spesso sentire permettendo così di prepararsi ad accoglierli nel modo più adatto al tipo di infetto.

Il gameplay sa essere insospettabilmente vario ed interessante: vari livelli di difficoltà che vanno dal semplice al semi-impossibile e 2 tipi di gioco: coop e versus. Il gioco cooperativo vede quattro giocatori aiutarsi per arrivare alla fine del livello. Questa è la versione multiplayer, che può essere giocata anche in singleplayer offline sostituendo ai giocatori mancanti l’intelligenza artificiale (che però non è tanto intelligente). Poi c’è la modalità versus che permette di interpretare a turno, per tutte le mappe di una campagna, sia i sopravvissuti che gli infetti (speciali). La cosa interessante è che la combinazione di disponibilità di munizioni, scarsità di cure, geometria delle mappe e particolarità degli infetti speciali fa si che sia assolutamente necessaria una vera collaborazione fra i 4 giocatori, enfatizzata peraltro dal fatto che l’attacco di alcuni infetti speciali, come quando si rischia di cadere da un cornicione o quando si è finiti a terra, sono momenti in cui per sopravvivere c’è bisogno dell’intervento fisico reale e tempestivo degli altri giocatori.


Qualcuno aiuti il povero Bill!

Complessivamente un buon titolo che, soprattutto per l’esiguità della somma richiesta, consiglio di comprare.

Filippo “Joliet Jake” Provera

Joliet Jake

Nato in una assolata e ridente (?) valle ai confini con la Svizzera, Joliet Jake sfruttò, dalla nascita, questo profluvio di orologi e cioccolato per la sua crescita. Un’errata proporzione nel mix ottenne lo straordinario risultato di farlo arrivare sempre in ritardo e di dipendere dal cioccolato per la propria sopravvivenza. Informatico per passione, ha molti interessi e mirabilmente riesce a fallire in tutto in modo omogeneo. Autore di testi di vario genere per formazione e velleità, si prodiga nella redazione di castronerie astrali. Vi conviene leggere i suoi scritti prima che scompaia ed il suo genio venga riconosciuto postumamente da archeologi in cerca di reliquie letterarie(digitali) di alto lirismo. Che però saranno convinti che la lingua dei testi sia il turcomanno antico.
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