ARROW, STAGIONE TRE: DRITTI AL BERSAGLIO

In America siamo già alla seconda puntata (a breve la terza), in Italia riprenderà fra pochi giorni, il 20 ottobre per essere precisi. Stiamo parlando di Arrow, giunto ormai alla terza stagione e diventato quindi un appuntamento ormai consolidato.

 
Ci eravamo lasciati con un finale apertissimo, ne abbiamo parlato bene assai qui. E da qui si ricomincia, per il più tradizionale dei restart. Parliamone.
 
POSSIBILI SPOILER
 
Il peggio sembra ormai alla spalle, Deathstroke è rinchiuso sotto tre metri di cemento e per Arrow e compari si tratta solo di ordinaria amministrazione. Certo, non è tutto rose e fiori: la Queen Consolidated è persa, i beni della famiglia sono pressoché tutti andati, Thea non si fa sentire da mesi, ma come si dice “quando c’è l’amore c’è tutto”.
 

 
Ok, è la salute, ma conta anche l’amore. Infatti, il giovane e prestante Oliver, memore di aver sparato un “ti amo” alla povera Felicity Smoak, capisce che forse adesso può essere sia Oliver Queen che Arrow. Siccome qualcosa fra i due c’è sempre stata, val la pena fare un tentativo.
Ma come ogni primo episodio stagionale che si rispetti, nel giro di mezz’ora tutto si sfalda: ogni trama aperta ereditata dalla stagione precedente che sembrava potersi annodare bene viene sciolta; niente più ordinaria amministrazione e sul primo appuntamento arriva un bel “pacco-bomba”. Inoltre, il giorno dopo la Queen Consolidated sparisce davvero: l’estremo tentativo di tenersi la compagnia col suo nome sopra si sgretola davanti all’arrivo di quel bell’uomo di Ray Palmer. Tutto sta andando male, Oliver capisce che l’eroe DEVE stare da solo. I poveri fan che per anni hanno “shippato” la coppia si esaltano e si scoraggiano nel giro di pochi minuti.
 
Questo è un meccanismo classico della serialità televisiva: dopo il finale-cliffhanger che lascia possibile ogni cosa, c’è da impostare però una “normalità” di base che permetta di costruire le 20 e passa puntate stagionali. Allora alcune trame vengono stroncate per ritornare alla situazione precedente (mi viene in mente il ritorno di Robin dall’Argentina con tanto di fidanzato simil-hippie in “How I met your mother”, relazione che sparisce dopo una puntata e mezza per poter riprendere le “normali” dinamiche della serie), senza però eliminare gli eventi dal vissuto dei personaggi.
 
“Arrow” è esattamente quel tipo di serie lì: non ha le pretese di “Gotham”, ad esempio; “Arrow” ha un lavoro da fare e lo fa senza voler esagerare. Deve intrattenere il pubblico, che in gran parte non è un fan esagerato dei fumetti e che quindi conosce ogni personaggio che si muove sulla scena – contrariamente a “Gotham”, perché praticamente tutti conoscono Batman e il suo universo, specie dopo i film di Nolan – e allora non si perde in leziosismi fumettistici ma inserisce i personaggi in un contesto da classico telefilm d’azione/avventura: trama poco elaborata, scene relativamente brevi, dialoghi ridotti all’essenziale. Perché l’importante è godersi quello che succede, non si deve richiedere a chi guarda di scervellarsi (come succede ad esempio in poliziesco/giallo). I dialoghi in “Arrow” poi sono qualcosa di fenomenale, e avvengono pressoché sempre secondo il seguente schema:
A entra in stanza e dice una cosa a B
B si arrabbia e reagisce
A chiede scusa
B però si volta dall’altro lato
A insiste ma non ottiene il risultato sperato
A o B lascia la stanza mentre vediamo un primo piano di chi invece è rimasto.

Più classico di così…

L’unica cosa che forse si sarebbe potuta curare meglio è la morte di Sarah. Il personaggio appare cinque minuti prima di morire, poi fa riferimento ad un mistero che l’avvolge, dopo di che la vediamo ridotta da un porta spilli da qualcuno di misterioso.
Il fatto che appaia solo gli ultimi minuti invece che magari interagire da prima o dall’inizio della puntata fa un po’ pensare che l’abbiamo messa lì apposta per farla morire per poter così impostare il fiume di domande che sarà alla base della trama orizzontale di stagione: “Chi l’ha uccisa? Perché? Cosa o chi c’è dietro? Perché pagare il canone per avere un conto corrente?”
Peccato, si poteva far di meglio, ma per il discorso di cui sopra può anche andare bene così.
 
Ultima nota: Ray Plamer, interpretato da Brandon Rough. Vi ricordate di Brandon Rough?

Sì, è una battuta che mi sono già giocato, ma non resistevo…

Ray Palmer è l’identità “normale” di un altro supereroe DC, Atom. Il suo potere consiste nel potersi rimpicciolire così tanto da poter cavalcare un elettrone. Sarà interessante vede questa pertica di un metro e 90 di Brandon Rough trasformarsi. Sempre che succeda: “Arrow” ha per impostazione un tipo di ambiente realistico, vedere gente con superpoteri potrebbe anche rompere l’atmosfera. Sì, hanno introdotto Flash, ma gli hanno dato una serie tutta sua.
Ma di Flash parleremo la prossima volta.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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