Anime e Cartoni

10 cartoni della tua infanzia che (forse) hai dimenticato

La nostra generazione, quella dei “cresciuti negli anni ’90”, è venuta su con appuntamenti fissi in televisione. Dopo tutto, internet era appena agli albori, le console di nuova generazione stavano apparendo proprio in quel tempo e quindi la tv regnava ancora sovrana. Per noi, che in quel tempo avevamo orientativamente 10 anni, i cartoni erano la cosa più importante, e gli appuntamenti fissi di cui sopra erano appunto due contenitori di animazione: Bim Bum Bam la mattina e Solletico il pomeriggio.
In mezzo ai mattatori che ancora oggi ci “perseguitano” – tipo Dragon Ball o I Cavalieri dello Zodiaco – c’erano anche delle piccole perle che nel tempo sono cadute nel dimenticatoio ma che meritavano decisamente maggior fortuna. Noi qui vi riproponiamo un elenco – senza pretesa di classificarli – di dieci cartoni animati della nostra infanzia che (forse) abbiamo dimenticato.

Darkwing Duck
«Io sono il terrore che svolazza nella notte, sono il prurito che non riesci a grattare. Io sono Darkwing Duck!» Spero che questo lo ricordiate con una certa facilità: era, in un certo senso, la versione americana di Paperinik; Drake Mallard, ricco papero della città di St. Canard, la notte mette i panni del supereroe Durkwing Duck per combattere il crimine, aiutato da Jet McQuack e dalla figlia Ocalina. Nato come una sorta di spin-off di DuckTales – Jet è presente in entrambe le serie – è la rivisitazione Disney del mondo dei supereroi… prima che si comprasse la Marvel, ovviamente. Le somiglianze fra Darkwing Duck e gente tipo Batman o l’Uomo Ombra sono evidenti. E questo basta a fomentarmi. Dagli addosso, Duck!

Gargoyles – Il risveglio degli eroi
Altro cartone dalle tinte dark, ma stavolta seriamente, infatti stupirà un po’ sapere che anche questo era un progetto Disney. Trame e personaggi riprendevano opere shakespeariane come Machbeth e Sogno di una notte di mezza estate: roba seria, insomma. I Gargoyle sono creature magiche, pietra di giorno e vive di notte, che vengono traditi dagli umani che li credono colpevoli di un errore che non hanno in realtà commesso e così vengono maledetti: sarebbero rimasti pietra – anche di notte – fino a quando il loro castello non sarebbe volato sopra le nuvole. Sembra una cosa impossibile, ma mille anni dopo il ricco americano Xanathos compra il loro castello in castello in Scozia, lo smonta e lo rimonta in cima al suo grattacielo di Manhattan. La maledizione si spezza e i Gargoyle riprendono vita nei cieli di New York.

Animaniacs
Negli anni ’30 la Warner avrebbe creato tre personaggi animati, i fratelli Warner Yakko e Wakko e la sorellina Dot, ma giudicando queste creature troppo esuberanti li avrebbe rinchiusi nella torra dell’acquedotto dei Warner Studios. Lì avrebbero trascorso tutti questi anni, finché negli anni ’90 decisero di liberarsi. Accanto loro moltissimi altri personaggi: la struttura dello show infatti divideva ogni puntata in tre spezzoni diversi, come un varietà, in cui si narravano storie distinte legate da brevi spezzoni di raccordo. È con gli Animeniacs che nascono, fra gli altri, i Picciotti e Mignolo e Prof. Ancora oggi ne sento la mancanza…

Prince Valiant
Qui stiamo parlando di roba grossa: il Principe Valiant, come personaggio a fumetti, nasce addirittura nel 1937 ad opera di Hal Foster, che immagina la storia del giovane Valiant che, venuto a conoscenza delle imprese del grande Re Artù, decide di lasciare l’Islanda e recarsi a Camelot per servirlo. Negli anni ’90 arriva una trasposizione animata, dove il principe diventa un esiliato armato però della spada gemella di Excalubur. Dopo lo scontro fra Artù e Mordred che lascerà vuoto il trono di Camelot, sarà lui a poggiarci le natiche, trovando quindi una corona degna del suo sangue reale.

Rombi di tuono e cieli di fuoco per i Biocombat
Titolo lunghissimo che recide la magia per un cartone, per i tempi, innovativo e bellissimo e che si tratta di una storia parallela a quella dei Transformers – il titolo originale, infatti, era “Transformes: Beast Wars”. La cosa spettacolare di questo cartone è che nel lontano 1996 era realizzato interamente in animazione computerizzata. La storia? Io non mi ci metto a raccontarvela, lo lascio fare alla sigla che, per inciso, è una delle mie preferite in assoluto.

I cinque Samurai
Qui parliamo di una serie che in realtà è un po’ più vecchiotta, ma che essendo girata spesso nei circuiti delle tv locali ha avuto una certa longevità – anche se di nicchia. I cinque samurai sono dei ragazzi che combattono, con speciali armature, i Demoni del Male. Ogni armatura si richiama ad un elemento specifico e ha un colore dominante (fuoco, terra, mare, luce e cielo). Ciò che lo rendeva interessante, oltre ai combattimenti a suon di katana e le armature fighissime, era la rivisitazione in chiave moderna di una cultura giapponese antica e che sta lentamente sparendo.

Mighty Max
Il giovane Max, che come tradizione indossa una maglietta con sopra un’enorme M per dire che lui è Max, riceve un giorno un pacco postale contenente un berretto rosso, che è dotato di enormi poteri e che apre varchi spazio-temporali: il berretto cosmico. È attraverso il berretto e i viaggi che esso consente che Max incontra Virgil, un membro dell’antica razza dei lemuriani e che ha l’aspetto di un grosso uccello antropomorfizzato, e Norman, un guerriero vichingo enorme e così sicuro di sé che davanti ad ogni minaccia risponde che gente così lui ‘se la mangia a colazione’. La sigla, purtroppo, è infarcita dei soliti richiami all’amicizia, alla giustizia e alla verità tipici di Cristina D’Avena, ma non poteva essere altrimenti: Mighty Max è un cartone creato per lanciare l’omonima linea di giocattoli, quindi pensato per i più piccoli.

James Bond Jr.
Dai, questo lo avevate rimosso, ne sono sicuro… La saga cinematografica di 007 va spedita come un treno anche perché noi, che oggi siamo quelli che riempiamo i cinema, siamo stato sedotti dal mondo di James Bond attraverso un cartone animato incentrato su suo nipote (l’originale 007 sarebbe suo zio, anche se non fatichiamo a credere che l’agente “doppio zero” abbia lasciato in giro tutta una sequela di figli illegittimi…). C’è tutto: le donne affascinanti, i gadget iper-tecnologici e i nemici tratti dalla saga cinematografica o dai libri di Flaming (Squalo e Oddjob, ad esempio). Ma, a differenza dello zio, e visto anche che si tratta di un cartone rivolto ad un pubblico più giovane, il giovane “Junior” non cucca mai…

Marco, dagli Appenini alle Ande
Ecco, questo se l’avete dimenticato è meglio… Si tratta di un cartone ispirato a un racconto presente nel libro Cuore di Edmondo De Amicis. Marco è un giovane ragazzo genovese nell’Italia post-unitaria: il fratello studia a Milano e il padre manda avanti una piccola clinica; la madre, Anna, è andata invece a lavorare in Argentina. Quando le lettere periodiche di Anna non arrivano più, il giovane Marco decide di imbarcarsi e intraprendere la sua personale odissea alla ricerca della madre. Gliene capiteranno davvero tante, “secondo una jella scarogna di tutti i colori” seconda solo a quella di Pollyanna.

Tutti in campo con Lotti
Chi l’ha detto che “gli eroi son tutti giovani e belli”? Possono essere giovani, certo, ma anche bassi, tarchiati e dediti ad uno sport un po’ così come il golf. È quello che succede in questo cartone, dove il giovane Lotti, per aiutare la famiglia in difficoltà economiche si divide in svariati lavoretti; quando il signor Gervaso gli mostra che le vincite monetarie dei campioni del golf sono decisamente consistenti, lui si appassiona a questo sport. Il suo grido di battaglia, che ha rovinato generazioni di giovani e gli dava il ritmo per la battuta con la mazza, era l’indimenticato e indimenticabile “SPA-GHE-TTI”.

Si conclude qui la nostra carrellata. Pensate che ne abbiamo saltato qualcuno, che in questa lista potevano starci altri capolavori come “Il Tulipano nero”? Ditecelo!

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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