Vi sembrerà impossibile, ma la matematica gioca un ruolo fondamentale all’interno del nostro collettivo immaginario. Calcoli, probabilità e statistiche sono velate dietro alla magia del multimediale odierno ma sono ancora, dopo decenni, un punto di svolta della “narrazione efficace“. Ti mostro la mia tesi.

Una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia invece del Sole.

E’ la celebre frase del matematico Ian Malcom, per spiegare alla dottoressa Ellie Satler cosa sia la “Teoria del Caos”.

Se non aveste ancora capito, la provenienza di questa citazione è dal film-culto del 1993: Jurassic Park.

Ma cosa significa esattamente?

Ebbene, direttamente da Wikipedia:

la teoria del caos, altro non è che lo studio attraverso modelli della fisica matematica dei sistemi fisici che esibiscono una sensibilità esponenziale rispetto alle condizioni iniziali.

I sistemi di questo tipo sono governati da leggi deterministiche, eppure sono in grado di esibire un’empirica casualità nell’evoluzione delle variabili dinamiche.

Questo comportamento casuale è solo apparente, dato che si manifesta nel momento in cui si confronta l’andamento temporale asintotico di due sistemi con configurazioni iniziali arbitrariamente simili tra loro.

Tutto ciò in parole spicciole serve a far capire, allo spettatore, che il “sistema dinosauri” non può essere controllato dal “sistema umani” perché si tratta dello stesso sistema ma in due momenti differenti della propria esistenza.

Da qui il motivo per cui la Teoria del Caos è un pretesto narrativo molto efficace, nonché realistico, di poter dimostrare con i fatti, che la natura non è un gioco e che come lo stesso Ian Malcom afferma: trova sempre una via.

Su grandi linee, infatti, potremmo affermare che più di dinosauri, l’opera di Michael Crichton parla di evoluzione come se fosse un grande sistema naturale, autonomo e perfetto, quasi come l’ecosistema descritto dall’inglese James Lovelock nel suo trattato “Gaia: A New Look at Life on Earth”.

Ma bando alle ciance, la morale della storia è che la catastrofe di Jurassic Park avviene perché l’uomo cerca di manipolare questo sistema con la forza e l’intrusione viene respinta con tutte le conseguenze possibili.

E’ un po’ come i paradossi temporali di cui si parla nella saga di Ritorno al Futuro e non solo, i confronti sono molteplici e sono particolarmente presenti nelle opere di Crichton (Timeline e Twister solo per fare due esempi), ma, inaspettatamente, il tema è affrontato, sia direttamente che indirettamente, in sterminati settori della narrativa e dell’audiovisivo.

Il cinema è solo uno tra le opzioni a nostra disposizione perché la passione per i calcoli complessi e la statistica – pure essenza delle scommesse sportive, per fare un esempio – invade anche il mondo video-ludico.

E ancora, si guardi all’evoluzione dell’industria del gioco d’azzardo, notoriamente un campo forte nelle probabilità, e a come sia cambiata con l’avvento del digitale e delle nuove tecnologie.

Il gestionale, inoltre, risulta uno dei generi più gettonati nel mercato dei videogiochi per pc.

Starcraft è stendardo del genere RTS (Real Time Strategy), fino al punto di essere riconosciuto come sport nazionale in Korea del sud, al pari di scacchi e altre attività agonistiche che necessitano grandi e rapide capacità di calcolo da parte dei partecipanti.

Costante che si ripropone in una moltitudine di rami dell’entertainment come, per l’appunto, quello delle scommesse sportive online e i videogiochi competitivi.

Cosa c’azzecca la matematica?

Anche solo rivolgendo un rapido sguardo ai contenuti multimediali moderni, sia che essi siano lungometraggi o videogiochi, il legame che collega la scienza allo sfogo creativo dell’uomo sta crescendo.

Quello che forse stiamo esageratamente affermando, però, è che sempre più contenuti narrativi, pur inconsapevolmente, si rifanno all’alibi della Teoria del Caos per creare dei contesti molto fantasiosi ma allo stesso tempo credibili e giustificabili all’interno del loro sistema di appartenenza.

Qualche esempio? Provate a vedere questi film con la consapevolezza di un punto di rottura tra due insiemi di vicende complesse:

  • Will Hunting, genio ribelle, regia di Gus van Sant
  • Number 23, regia di Joel Schumacher
  • L’arte di vincere, regia di Bennet Miller
  • Timeline, regia di Richard Donner

Che ci crediate o no, dietro lo schermo c’è molta più matematica di quello che potreste immaginare.


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Difficile definire la sua personalità. Appassionato di comunicazione e digitale, l’uomo senza nome di Cosenza, o meglio, “Cos Angeles”, come la chiama lui.
L’adorata città è il luogo dove si prodiga in letterarie produzioni quali il servizio di corrispondenza presso alcune testate giornalistiche. Scrive di tutto facendo finta di combattere il crimine come una sorta di Clark Kent ma senza navicella spaziale. Il problema sono i poteri in dote alquanto alternativi: ogni ufficio per cui ha lavorato, chiude per liquidazione qualche anno dopo la sua assunzione.
Come i raggi solari per il super-eroe Dc, si ritiene che la linfa vitale che permette la sopravvivenza di quest’uomo siano le frequenti visite in determinati luoghi di implorazione sacra, più comunemente conosciuti come Cinema; passione viscerale che si trascina da quando è un pargoletto desideroso di diventare regista, periodo in cui produce piccoli corti in stop-motion con i modellini dei Power Rangers.
Ma non finisce qui; trova anche il tempo di essere un accanito seguace del fitness e della palestra. Infatti, alcuni sostengono che la sua quotidianità sia perennemente condizionata da frequenti pasti proteici, rituali a cui deve sottoporsi ogni 2 ore dal momento in cui è sveglio altrimenti potrebbe trasformarsi in un mandarino vagante.
Gioca a D&D, Saga Edition e qualsivoglia gdr cartaceo. Si cimenta nella scrittura di romanzi e testi di vario genere, opere sempre in fase di sviluppo e mai completate. Sarà perchè, nel selvaggio west, va di moda l’hobby del sombrero e lui ne è un grande esper… zZz