DEEP WEB -ATTENZIONE (V.M. 16)

Quello che state per leggere è il resoconto reale e senza infiorettature dell’oscuro viaggio nei meandri della parte più insana, malata ed inquietante di Internet. Non provate PER NESSUNA RAGIONE ad addentrarvi in questo mondo. Si tratta di autentiche pagine di diario virtuale estrapolate da “4chan” (un noto forum), in cui dei misteriosi utenti (i cui username rendono omaggio ad un gioco di logica su internet) raccontano il loro viaggio documentato nel Deep-Web ed il conseguente incubo vissuto. Per ovvie ragioni ne abbiamo revisionato i testi e contenuti, A ciascun “Bosoniano” (nostro lettore)  lasciamo il beneficio del dubbio sulla veridicità o meno di queste storie, il cui contenuto marcio e surreale porterà la maggior parte di voi a considerarle semplici raccapriccianti finzioni. Il viaggio nel web più oscuro è tremendamente reale. Noi che lo abbiamo fatto ne siamo testimoni. Pertanto, ne sconsigliamo la lettura a chiunque sia facilmente impressionabile.

  • (dal diario di “usernameCicada3301”)

    Deep WebNew Orleans (Stato della Louisiana)

    21 novembre 2007, ore 22.00

    Ormai è fatta. Peggio di così non poteva andare. Non so se riuscirò mai a riprendermi. Una passione è diventata un incubo. Lo dicevano tutti, me lo dicevo anche io. Tante volte. Sapete, quelle cose pensi accadano solo nei film, nei videogiochi o in quei video calibrati ad horror da YouTubers incalliti. Da appassionato cultore di internet avevo una vita sociale praticamente inesistente. Non guardavo nessun programma televisivo, solo video su internet. Ed è proprio da uno di questi video che tutto è cominciato.

    Deep Web

    All’incirca dieci mesi fa, un utente anonimo tracciò una sorta di documentario sul misterioso mondo della parte “strana” di Youtube. Al primo impatto, scatenò ilarità da parte mia. Aperto il video la voce dell’utente era cupa, quasi triste. Dopo un messaggio di “Avvertenza: il video ha contenuti scioccanti…” partì un messaggio: “SEI SULLA PARTE STRANA DI YOUTUBE”. Ancora ricordo il brivido raggelante pervadermi lungo tutta la schiena fino alle viscere. Avevo letto di questo genere di cose chiamate “creepypasta”, ovvero delle moderne leggende metropolitane che spopolano sul web. Incuriosito continuai a scavare, sempre più a fondo. Un video tetro ed inquietante mi rimandava ad un altro della stessa insulsa natura. A quel punto volevo saperne di più: volevo vedere con i miei occhi fino a che punto potevo reggere quel nauseante spettacolo. Un madornale errore. Placato il brivido mi convinsi che ciò che stavo vedendo fosse un fake, uno scherzo di cattivo gusto mirato ad ottenere visualizzazioni e likes. Invece, era tutto maledettamente reale. La schermata si riempì di colore rosso acceso. Le urla strazianti provenienti dal video penetrarono nelle mie orecchie riscaldando le cuffie in maniera innaturale. Una figura, quasi un manichino, che ricordava le curve appena pronunciate di un corpo femminile, era li, inerme. Gli arti erano stati completamente recisi, sostituiti da inquietanti protesi di bassa manifattura. Il volto completamente ricoperto di nylon nero bendava la testa priva di capelli, con un foro curvilineo all’altezza della bocca. Da quel poco che si intravedeva nelle riprese, riuscii a distinguere un letto dal sapore antico, sporco ed insulso, ed attrezzi chirurgici posizionati in maniera accurata ma lerci. Questo incubo ad occhi aperti durò all’incirca otto infiniti minuti. La qualità video era bassa, quasi amatoriale. Decisi che dovevo spegnere il computer e lo feci. Mentre tentavo di addormentarmi quella sera, sentii dei rumori continui ma sopiti provenire dalla stanza degli ospiti, chiusa ormai da parecchi anni. Non feci caso a queste sensazioni, attribuendo la colpa di queste suggestioni a quelle immagini raccapriccianti appena visionate. Andai a lavoro il mattino seguente, ancora stordito e nauseato. Lavorando come informatico non ebbi alcun problema a continuare la mia esasperante ricerca dal computer del mio ufficio. Era diventata la mia droga, la mia qualità di eroina preferita: purtroppo per me non dava segnali di disgregazione fisica. Mi accorsi immediatamente che quel video in particolare non era più presente sul web. Cercai su Google qualsiasi riferimento possibile: un nome, una storia e un folle medico erano le tre parole che si ripetevano in ogni ricerca.

    Deep Web

    Mi riferisco a “Lolita slave toy”. Leggenda, pensai, solito “garbage” di internet! Non ero mai entrato nel deep web e mai avevo letto di questa storia. Ogni ricerca portava a questo racconto scritto su un portale del web più oscuro ed inaccessibile dove ogni malata fantasia prende vita attraverso i post degli utenti. Il racconto, ricco di particolari, sembra una presentazione di un prodotto qualsiasi: “Come creare la propria schiava sessuale umana”. Follia allo stato puro. Non voglio descrivervi, cari affezionatissimi, quello che lessi in quel testo perché è talmente ricco di dettagli che quasi vien voglia di vomitare.

    Un senso profondo di angoscia mi aveva ormai assalito: ovunque cercassi on-line si parlava di questa storia narrata da un medico dell’est-Europa, ma del video reale che vidi quella dannata sera nessuna traccia. Una storia, un racconto inventato, come potrebbe essere benissimo anche questo che state leggendo voi. Ma nessuna prova della reale esistenza del video. Come diamine può essere successo? Come sono riuscito ad avere accesso alle immagini in sequenza che testimoniavano questo abominio? Passarono all’incirca nove giorni dalla visione del video, e quelle immagini così grottesche ed inquietanti allo stesso tempo mi continuavano ad assalire in sogno. Analizzai la situazione dall’inizio cercando di carpire da ogni singolo dettaglio qualche informazione in più. Non so cosa quel video aveva fatto nascere dentro di me. Una sorta di ossessione rara ed insana: non dormivo più e non andavo più a lavoro. Quelle immagini si erano completamente impadronite di me. E quei rumori, così tenui e delicati, continuavano a riecheggiare in casa, ogni singola notte. Deep WebNon riuscivo più a distinguere realtà e incubo. Rimasi chiuso in casa per un tempo quasi indefinito, nutrendomi della paura mista a follia che divorava lentamente la mia anima. Da buon informatico andai a scavare nel mio computer cercando una traccia del video. Inspiegabilmente trovai uno strano file nel mio archivio. Era un video di otto minuti. Non lo aprii subito. Impiegai diversi minuti a decidermi. Una volta aperto questo file, i rumori provenienti dalla camera si fecero più acuti. Fu in quel momento che spensi il computer e salii nella camera adibita agli ospiti per verificare di persona la provenienza di quei fastidiosi sospiri notturni. Aperta la porta, la vidi. Una figura, quasi un manichino, che ricordava le curve appena pronunciate di un corpo femminile, era li, inerme. Gli arti erano stati completamente recisi, sostituiti da inquietanti protesi di bassa manifattura. Il volto completamento ricoperto di nylon nero bendava la testa priva di capelli, con un foro curvilineo all’altezza della bocca. Era adagiata su un letto dal sapore antico, sporco ed insulso, ed alcuni attrezzi chirurgici lerci erano posizionati in maniera accurata accanto a lei. Mi adagiai accanto a lei sul letto e dissi: “piccola e dolce sorellina mia, presto sarà tutto finito: diventerai la più meravigliosa bambola della mia collezione.”

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